Satrico
| Satrico | |
|---|---|
| Nome originale | (LA) Satricum |
| Cronologia | |
| Fondazione | X-IX secolo a.C. |
| Fine | I secolo a.C. |
| Territorio e popolazione | |
| Nome abitanti | satricani |
| Lingua | latino, volsco |
| Localizzazione | |
| Stato attuale | |
| Località | Le Ferriere (Latina) |
| Coordinate | 41°30′47.16″N 12°45′18.36″E |
| Cartografia | |
Satrico (in latino: Satricum; in greco antico: Σάτρikον) è stata un'antica città del Latium vetus, situata presso la frazione di Le Ferriere nel comune di Latina, al confine con il territorio di Nettuno. Fondata originariamente dalle popolazioni latine, divenne in seguito un'importante roccaforte dei Volsci e un cruciale centro di convergenza culturale ed economica tra Latini, Volsci, Etruschi e Romani.
Storia
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Fonti antiche e dibattito storiografico
[modifica | modifica wikitesto]Secondo la mitologia romana Satrico fu inclusa da Diodoro Siculo nel catalogo delle colonie di Alba Longa collegate alla dinastia silviana fondata da Silvio, figlio di Enea.[1][2] Stando ai ritrovamenti archeologici condotti dal Satricum Project, un primo insediamento stabile di capanne (cultura laziale I e II) occupò l'acropoli già tra il X e il IX secolo a.C.[3] La città vera e propria iniziò a svilupparsi stabilmente a partire dalla fine del VII secolo a.C. (fase orientalizzante), periodo a cui sono ricondotte le prime abitazioni a pianta rettangolare con fondazioni in tufo e pareti in graticcio, che andarono a sostituire le vecchie strutture in paglia.[3] Le strutture vennero distrutte e ricostruite in dimensioni monumentali intorno alla metà del VI secolo a.C., in concomitanza con una profonda ristrutturazione urbanistica dell'abitato e l'edificazione del primo tempio in pietra.[4][3]
L'assenza di menzioni storiche di Satricum nelle fonti antiche per le fasi anteriori al V secolo a.C., in netto contrasto con l'eccezionale ricchezza dei dati archeologici d'età arcaica, ha spinto la critica storica a ipotizzare che l'originario nome della città latina fosse in realtà Suessa Pometia, la più potente città della pianura pontina; secondo tale teoria, il centro avrebbe assunto il poleonimo di Satricum solo in seguito all'avanzata e all'occupazione stabile da parte dei Volsci.[2] Altri documenti antichi (Diodoro e Plinio) attestano tuttavia l'esistenza contemporanea di Satricum e Pometia, descrivendo un quadro insediativo ad altissima densità poleografica.[2] Le fonti classiche testimoniano inoltre l'esistenza di un secondo e distinto insediamento volsco omonimo (Satricum), identificabile forse nella valle del Liri presso l'odierna Monte San Giovanni Campano.[2]
Le vicende belliche e i prodigi
[modifica | modifica wikitesto]Durante il secondo consolato di Tito Larcio nel 498 a.C. Satricum è annoverata tra le 29 città della Lega Latina che si allearono per ristabilire sul trono di Roma Tarquinio il Superbo.[5] La coalizione fu poi sconfitta dai Romani nella battaglia del lago Regillo.
Nel 489 a.C. (o 488 a.C. secondo altre cronologie) fu occupata dai Volsci guidati da Gneo Marcio Coriolano.[6][7] Tra il 393 e il 390 a.C. si ribellò a Roma insieme a Velitrae.[8] Nel 386 a.C. le forze romane guidate da Marco Furio Camillo si scontrarono contro Volsci, Latini ed Ernici nelle campagne intorno a Satrico; l'esercito volsco fu sconfitto e si ritirò dentro le mura della città approfittando di un temporale.[9] È a questo conflitto che risale l'episodio leggendario di Furio Camillo che lanciando il vessillo romano oltre le schiere nemiche spronò i soldati al combattimento.[9]
L'anno successivo il Senato romano costituì una colonia a Satrico, inviandovi 2000 cittadini cui vennero assegnati due iugeri e mezzo di terra.[10] La colonia fu attaccata nel 384 a.C. (o 382 a.C.) dai Volsci e dai Prenestini, che riconquistarono la città. Di nuovo sotto il comando di Furio Camillo, Roma riportò una sofferta vittoria.[11]
Nel 377 a.C. lo scontro campale nei pressi di Satrico si concluse a favore di Roma. Mentre i Volsci si ritirarono ad Anzio, i Latini, infuriati per la defezione degli alleati, diedero fuoco a Satrico; in quest'occasione si salvò unicamente il tempio di Mater Matuta.[12] Nel 349 a.C. la città fu ricostruita dai Volsci di Anzio, ma nel 346 a.C. i Romani guidati dal console Marco Valerio Corvo la diedero nuovamente alle fiamme e trassero in schiavitù 4000 prigionieri, risparmiando ancora una volta solo il tempio della dea.[13]
Nonostante la perdita di importanza urbana, il sito mantenne una forte valenza sacra: Tito Livio ricorda che nel 207 a.C. la città fu teatro di due importanti prodigi religiosi, ossia la caduta di un fulmine sul tetto del tempio di Mater Matuta e l'ingresso di due serpenti all'interno del tempio di Giove.[2] Plinio il Vecchio, nel I secolo, citerà Satricum tra i clara oppida scomparsi del Lazio.[14]
I primi scavi archeologici
[modifica | modifica wikitesto]L'archeologo Antonio Nibby localizzò il sito di Satricum nel 1825 (dandone notizia nel 1837) in corrispondenza del Casale di Conca, all'interno dell'omonima tenuta che dal 1713 era di proprietà del Sant'Offizio di Roma. Nibby annotò che in prossimità del Casale operavano delle ferriere azionate dal fiume Astura, attività da cui deriva il toponimo dell'odierna località di Le Ferriere.
Dopo i primi sopralluoghi compiuti dal francese H. Graillot nel 1885, i primi veri scavi sistematici furono eseguiti a partire dal gennaio 1896 sotto la direzione di Francesco Mancinelli e Felice Barnabei, grazie al finanziamento del conte polacco Michael Tyskiewicz nella tenuta del conte Attilio Gori Mazzoleni.[2] Gran parte dello straordinario patrimonio di terrecotte architettoniche recuperato fu in seguito acquistato dal Museo nazionale etrusco di Villa Giulia.[2]
Nuovi sondaggi vennero effettuati da Raniero Mengarelli tra il 1906 e il 1910, seguiti nel 1934 da uno scavo diretto da Giulio Iacopi sull'acropoli e finanziato dalla mecenate olandese Johanna Goekoop-de Jongh; i materiali di questa campagna, depositati a Littoria (Latina), andarono in gran parte dispersi durante il secondo conflitto mondiale.[2] All'inizio degli anni Sessanta, l'area subì gravissimi danni a causa dei lavori agricoli per l'impianto di un vigneto, che portarono alla parziale e progressiva distruzione dell'aggere arcaico fino ad allora rimasto intatto.[2] Una svolta scientifica si è avuta nel 1977 con l'avvio del Satricum Project, campagna continuativa diretta dal Reale Istituto Neerlandese a Roma (KNIR) e dall'Università di Amsterdam.[3] Nel 1902, in un edificio di Le Ferriere costruito a ridosso delle antiche strutture industriali pontine, fu aggredita e uccisa Maria Goretti, proclamata santa e martire dalla Chiesa Cattolica nel 1950.
Localizzazione e urbanistica
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Il sito archeologico corrisponde a una serie di bassi rilievi tufacei (alti circa 40 metri s.l.m., comprendenti la collina della cosiddetta acropoli, Poggio dei Cavallari e Santa Lucia) lungo la riva destra del fiume Astura.[2] Godeva di una posizione geografica e strategica formidabile nel Latium vetus, situandosi al crocevia delle rotte commerciali terrestri est-ovest tra i valici appenninici e la costa, e nord-sud tra l'Etruria costiera e le città greche della Campania.[2]
L'insediamento antico si articolava in due zone distinte, che arrivarono a coprire una superficie complessiva di circa 65 ettari nel VI secolo a.C., durante il periodo di massima espansione della città arcaica:[2]
- L'acropoli: un'altura centrale di circa 4 ettari protetta da ripidi pendii naturali e difesa da una prima fortificazione. Era il cuore religioso e politico della città, dove sorgevano il santuario di Mater Matuta e il tempio di Giove.[2][3]
- Il pianoro inferiore: un'ampia estensione pianeggiante di circa 40 ettari che si sviluppava a ovest dell'acropoli, destinata ai quartieri residenziali, commerciali e artigianali, e interamente cinta dal monumentale sistema di fortificazione ad aggere.[2][3]
Le indagini archeologiche hanno messo in luce un impianto urbano altamente organizzato. Di rilievo è la scoperta, avvenuta nel 1984, di una grande strada monumentale arcaica, documentata per una lunghezza di circa 125 metri e costruita su una massicciata contenuta da due imponenti muri paralleli in blocchi di tufo.[2] Questa arteria stradale, larga circa 6 metri, fungeva da vera e propria via sacra che collegava direttamente il pianoro inferiore con l'acropoli.[3] L'abitato era pianificato secondo complessi residenziali a pianta rettangolare (come la cosiddetta Casa A), con zoccoli in blocchi di tufo e pareti in mattoni crudi o graticcio.
Satrico si venne a trovare al margine meridionale del Latium vetus, in un luogo frequentato per una sua connotazione religiosa, al crocevia della direttrici di comunicazione tra i territori degli Etruschi e le città greche della Campania.[15] e quella tra Preneste ed Anzio.[16]

Sito archeologico
[modifica | modifica wikitesto]Tempio di Mater Matuta
[modifica | modifica wikitesto]Il tempio dedicato alla dea dell'aurora costituisce il monumento principale del sito. Gli scavi olandesi hanno permesso di ricostruire l'evoluzione architettonica del santuario, articolata in diverse fasi consecutive dal periodo regio all'età repubblicana:[3]
- La capanna sacra (750-650 a.C. circa): Il primo luogo di culto era costituito da una grande capanna ovale in paglia e legno. Al centro della struttura è stata rinvenuta una fossa sacra (mundus o botros) riempita di offerte votive, indice di una precoce sacralizzazione dell'area.[3]
- Il Sacello o Tempio 0 (650-540 a.C. circa): La capanna fu sostituita da un piccolo edificio rettangolare in muratura (struttura a oikos) con fondazioni in blocchi di tufo giallo. A questa fase è associata una ricchissima stipe votiva (Stipe I), colma di bronzi, ambre, figurine e ceramiche d'importazione greca ed etrusca.[3]
- Il Primo Tempio (540-500 a.C. circa): In epoca tardo-arcaica venne edificato un tempio vero e proprio di stampo etrusco-italico (17 × 27 metri). Presentava un profondo porticato anteriore (pronao) e una cella bipartita. Il tetto era decorato da uno splendido apparato di terrecotte dipinte, antefisse a testa di satiro e menade e lastre con altorilievi ispirati ai miti greci (tra cui le fatiche di Ercole e Perseo).[3]
- Il Secondo Tempio (500-480 a.C. circa): Dopo una parziale distruzione, il tempio fu ricostruito in forme monumentali ancora maggiori (21 × 34 metri) sopra un alto podio in blocchi di tufo, assumendo una pianta periptera. La decorazione del tetto fu rinnovata con un monumentale gruppo scultoreo in terracotta raffigurante una Gigantomachia. Fu proprio all'interno delle fondazioni del podio di questo secondo edificio che nel 1977 venne scoperto il celeberrimo Lapis Satricanus, iscrizione arcaica incisa su un blocco di pietra gialla originariamente appartenente al Primo Tempio e qui reimpiegato come materiale da costruzione.[3]
Dopo le distruzioni belliche del IV secolo a.C., il tempio perse la sua monumentalità architettonica ma mantenne intatta la sua straordinaria valenza sacra come santuario all'aperto fino al I secolo a.C., epoca a cui risalgono le ultime dediche rinvenute (Stipe III).[3]
Le Necropoli
[modifica | modifica wikitesto]Intorno al nucleo urbano sono state individuate e indagate due distinte aree di sepoltura, specchio delle diverse fasi etniche della città:
- Necropoli laziale (nord-ovest): Risalente all'VIII-VI secolo a.C., presenta tombe a fossa e a camera ascrivibili alle prime fases della cultura laziale. I corredi riflettono l'alto livello sociale dell'aristocrazia locale, con la presenza di armi (scudi, lance), vasellame d'importazione corinzia e rari oggetti preziosi, tra cui una celebre protesi dentaria in filo d'oro.
- Necropoli volsca (sud-ovest): Scoperta sull'ampio pianoro inferiore nel 1981, comprende oltre 200 tombe a fossa databili tra il V e il IV secolo a.C.[2] Le sepolture, rigorosamente a inumazione, testimoniano la cultura materiale del popolo dei Volsci. I corredi includono vasellame fittile e strumenti metallici locali e d'importazione etrusca e greca.[2] In quest'area, nel 1983, fu rinvenuta un'accetta miniaturistica in piombo usata come pendaglio, recante l'iscrizione in caratteri destrorsi iùkùs:ko:efiei; l'alfabeto mostra forti affinità con l'area falisco-capenate, ma il documento è considerato dalla critica storica una rara e fondamentale testimonianza legata alla presenza e alla cultura materiale del popolo volsco.[2][3]
Fortificazioni (Aggere e Mura)
[modifica | modifica wikitesto]La difesa di Satricum sfruttava le difese naturali dei burroni tufacei lungo il fiume Astura sul lato est. Per proteggere i lati più esposti (nord, ovest e sud), i costruttori arcaici realizzarono un imponente sistema di fortificazione ad aggere (un massiccio terrapieno artificiale alto fino a 5-6 metri) preceduto da un profondo fossato esterno.[2] Gli scavi hanno dimostrato che l'aggere arcaico venne rinforzato e monumentalizzato nel corso del V-IV secolo a.C. con l'inserimento di una vera e propria cortina difensiva in "mura di opera quadrata" (grandi blocchi di tufo regolari), intervallata da porte fortificate in corrispondenza degli assi viari primari.[2]
Le scoperte recenti (epoca romana imperiale)
[modifica | modifica wikitesto]Sebbene le fonti storiche classiche considerassero Satricum scomparsa in età romana, le indagini archeologiche condotte dall'Università di Amsterdam hanno smentito il totale abbandono del sito, documentando una vitale continuità d'uso in epoca repubblicana e imperiale:[3]
- La Villa rustica e i magazzini: Sul pianoro è stato parzialmente scavato un vasto insediamento rurale romano di età imperiale, identificato come una villa rustica dedita alla produzione agricola e vinicola. Accanto alla zona residenziale è stato individuato un grande edificio adibito a magazzino (horreum) contenente numerosi grandi contenitori in terracotta (dolia) interrati per la conservazione del vino o dell'olio.[3]
- Le sepolture tardo-antiche: All'interno delle strutture della villa ormai in disuso sono state scoperte three tombe a fossa ben conservate. All'interno sono stati rinvenuti gli scheletri completi di tre individui (due adulti e un bambino) privi di corredo, databili alla tarda età imperiale, a testimonianza di una frequentazione residenziale o contadina che si estese fino alle soglie del Medioevo.[3]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Diodoro Siculo, Bibliotheca historica VII, 5,9.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 Gabriele Cifani, SATRICO (SATRICUM), in Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle Isole Tirreniche, 2010, pp. 382-410, fascicolo 18.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 Marijke Gnade, Satricum: Trenta anni di scavi olandesi, Amsterdam, Amsterdam University Press, 2007, ISBN 978-90-5629-491-5.
- ↑ Satricum, in Enciclopedia dell'arte antica, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1997. URL consultato il 24 ottobre 2021.
- ↑ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane V, 61,3.
- ↑ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane VIII, 36,2.
- ↑ Tito Livio, Ab Urbe condita libri II, 39.
- ↑ Diodoro Siculo, Bibliotheca historica XIV, 102,4.
- 1 2 Tito Livio, Ab Urbe condita libri VI, 7-10.
- ↑ Tito Livio, Ab Urbe condita libri VI, 16.
- ↑ Tito Livio, Ab Urbe condita libri VI, 21-23.
- ↑ Tito Livio, Ab Urbe condita libri VI, 32-33.
- ↑ Tito Livio, Ab Urbe condita libri VII, 27.
- ↑ Plinio il Vecchio, Naturalis historia III, 68-69.
- ↑ Satricum, Archeologia e Topografia, A. Cassatella, S. Ceccarelli, R. Lulli, Sopraintendenza Beni Archeoligici del Lazio
- ↑ "Roma e le priscae Latinae coloniae", Monica Chiabà, Edizioni Università di Trieste, 2011. - XX, 242 p.; 24 cm (Polymnia):studi di storia romana; 1)ISBN 978-88-8303-361-2
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- R.R. Knoop e C. M. Stibbe, Satricum, in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1997.
- A. Cassatella, S. Ceccarelli, R. Lulli (a cura di), Satricum : archeologia e topografia (Sopraintendenza Beni Archeologici del Lazio), Subiaco 2005.
- Gabriele Cifani, SATRICO (SATRICUM), in Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle Isole Tirreniche, 2010, pp. 382-410, fascicolo 18.
- Marijke Gnade, Satricum: Trenta anni di scavi olandesi, Amsterdam, Amsterdam University Press, 2007, ISBN 978-90-5629-491-5.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) The Satricum Project - Università di Amsterdam, su uva.nl.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 234688265 · LCCN (EN) sh87004845 · J9U (EN, HE) 987007544075705171 |
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