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Uomo di Altamura

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Uomo di Altamura
Cranio dell'uomo di altamura
SpecieHomo neanderthalensis
Età187.000-128.000
Luogo scopertaAltamura, Italia
Anno scoperta1993

L'Uomo di Altamura è uno scheletro di Homo neanderthalensis scoperto il 7 ottobre 1993 nella grotta di Lamalunga, nei pressi di Altamura, ed è datato tra i 130.000 e i 172.000 anni fa[1].

Planimetria della grotta di Lamalunga

L'Uomo di Altamura fu scoperto il 7 ottobre 1993 all'interno della grotta di Lamalunga, da Lorenzo Di Liso, Marco Milillo e Walter Scaramuzzi, soci del Club Alpino Italiano di Bari, invitati nella grotta dal Centro Altamurano Ricerche Speleologiche (CARS), cui si attribuisce la scoperta e l'esplorazione della grotta[2].

La grotta era già stata scoperta nel 1989 e resa accessibile anche mediante alcuni interventi di allargamento a partire dal 1991. La mattina del 7 ottobre 1993, sette speleologi del CARS scesero nuovamente nella grotta e furono raggiunti, a metà mattinata, dai soci del Gruppo Speleologico Vespertilio C.A.I. di Bari, Walter Scaramuzzi, Lorenzo di Liso e Marco Milillo, scesi per effettuare alcune riprese. Durante tali operazioni Lorenzo di Liso, seguito dagli altri due soci C.A.I., intraprese un difficile percorso in uno dei due cunicoli della diramazione est, caratterizzato da molti resti faunistici, in fondo al quale, in quella che è stata poi soprannominata abside, scoprì il giacimento osseo con un cranio chiaramente attribuibile a una forma umana[3].

Le immagini realizzate quella mattina furono visionate nella tarda serata del 7 ottobre nella sede del C.A.R.S., dove furono invitati anche tre antropologi dell'Università di Bari, tra i quali Eligio Vacca. Essendosi resi conto della potenziale straordinarietà della scoperta, la mattina successiva, dopo aver avvisato la Soprintendenza Archeologica della Puglia, il gruppo di speleologi accompagnò Eligio Vacca nella grotta per permettergli una visione diretta e quindi un'analisi più accurata dei resti; di quella discesa rimane un video nel quale Vacca descrisse le ossa che riuscì a riconoscere[4], confermando l'eccezionalità della scoperta.[5]

Lo scheletro giace in una piccola camera, la cosiddetta Abside dell'Uomo, che si trova all'estremità nord-occidentale del sistema carsico di Lamalunga, accessibile solo con tecniche speleologiche. La maggior parte degli elementi scheletrici sono crollati qui dopo la morte dell'individuo e il degrado dei tessuti molli. Oltre l'Abside si trova la Camera Posteriore, una stretta cavità separata dall'Abside; l'interno di questa camera contiene alcune ossa umane appartenenti allo stesso scheletro[6].

Il cranio è cementato capovolto all'interno della cortina di speleotemi (deposito minerale secondario formatosi in una grotta), con stalagmiti (formazione calcarea colonnare che risale dal pavimento di una grotta) aderenti ai lati; la sua parte anteriore è rivolta verso l'Abside, mentre la parte posteriore e la base sono rivolte verso la Camera Posteriore, di conseguenza, metà del cranio (faccia e osso frontale) è visibile dall'abside, mentre l'altra metà (palato, base cranica e gran parte della volta cranica) è accessibile solo tramite ispezione indiretta con sonde attraverso le fessure nella cortina di speleotemi[6].

La maggior parte del cranio è rivestita da croste di speleotemi; concrezioni coralloidi spesse da quale millimetro a centimetri, che ricoprono le parti anteriori, soprattutto quelle sporgenti, mentre uno strato uniformemente sottile di calcite ricopre la parte posteriore e la base, compreso l'intero osso occipitale, dove le strutture anatomiche sono di conseguenza più chiaramente visibili[7][6].

Morfologia e datazione

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Si tratta di un esemplare umano adulto di 160-165 centimetri[8], intrappolato nella grotta di Lamalunga in Altamura, rimasto inglobato nelle stalattiti e stalagmiti che gli sono cresciute intorno e che lo hanno conservato intatto[9].

L'équipe dell'Università di Bari avanzò, subito dopo la scoperta, la prima proposta di collocazione filetica e la prima stima, su basi esclusivamente morfologiche, del reperto; considerandolo una forma di pre-neandertaliano. Secondo questa ipotesi l'Uomo di Altamura doveva collocarsi antecedentemente alle forme più antiche di Neanderthal classici e successivamente alle fasi corrispondenti ad Homo erectus[10][11][12].

Il volume endocranico è stato stimato in 1190 cc, un dato simile ai fossili neanderthaliani di Saccopastore a Roma, e di Krapina in Croazia, facendo rientrare l'individuo tra le forme più antiche dei neanderthal, la cui evoluzione li portò a sviluppare il volume endocranico. La morfologia del cranio poi, è molto simile a quella del fossile SH-5 ritrovato a Sima de los Huesos in Spagna[6].

Grazie all'analisi del DNA mitocondriale condotto su una sequenza parziale di DNA antico, l'Uomo di Altamura è stato collocato nella variabilità genetica dell'Europa meridionale con le sequenze del dna simili ad altri reperti trovati nella grotta di Sidrón in Spagna e in Croazia[13][14].

Altri studi, condotti preservando il reperto nel suo sito di ritrovamento, evitando in modo assoluto la rimozione di frammenti ossei o di connesse concrezioni calcaree, hanno permesso di riconoscere con certezza i tipici caratteri neanderthaliani (morfologia delle orbite e degli ispessimenti ossei sopraorbitari, assenza di fossa canina e presenza di uno spigolo ben evidente sull'osso mascellare, ispessimento dell'osso occipitale, caratteristica della apofisi mastoide, esistenza di uno spazio retromolare e andamento del margine superiore della branca ascendente della mandibola). Alcune caratteristiche del reperto associano caratteri che tipicamente ricorrono in Homo sapiens, tra i quali, in particolare, la convessità della squama dell'osso occipitale.

Uno studio basato sul cranio di Altamura ha ricostruito in 3D la cavità nasale interna di un Neanderthal in condizioni eccezionalmente complete, offrendo un riferimento unico al mondo per analizzarne la morfologia. I risultati mostrano che le strutture ossee interne che si ritenevano tipiche dei Neanderthal, in quanto interpretate come adattamenti per compensare un naso esternamente ampio nei climi freddi, non sono in realtà presenti, suggerendo che l’efficienza respiratoria dipendesse non da “specializzazioni” del setto e della cavità nasale, ma da una combinazione più articolata di fattori anatomici e funzionali[15][16].

Nel corso degli anni il reperto è stato oggetto di numerosi studi, che grazie ai progressi tecnologici hanno permesso di affinare sempre più la sua datazione, riducendone l’intervallo di incertezza. Le stime attuali indicano che l’individuo neanderthaliano visse tra circa 172.000 e 130.000 anni dal presente[6][15].

Storia degli studi

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La scoperta del Neanderthal di Lamalunga ha posto fin dall’inizio un problema metodologico specifico: la difficoltà, ritenuta a lungo insormontabile, di rimuovere lo scheletro senza danneggiarlo, data la forte concrezionatura e la collocazione nella grotta. Per studiarlo senza alterarlo fu avviato il progetto Sarastro, che trasformava il sito in una sorta di “museo da campo” con osservazione e analisi da remoto tramite telecamere; l’approccio venne però abbandonato quando l’attrezzatura iniziò a causare danni ai reperti, spingendo verso soluzioni alternative[17].

Negli anni successivi, sfruttando l’evoluzione delle tecnologie di acquisizione e ricostruzione, l’Università di Bari ha realizzato rilievi e riprese 3D del reperto ancora in situ, producendo modelli digitali utili per analisi morfometriche e per eventuali repliche fisiche; questi risultati hanno suscitato interesse anche in ambito internazionale e il fossile è stato incluso in lavori di sintesi pubblicati nel 2009. Parallelamente, nel 2008 le autorità competenti hanno iniziato a riconsiderare la linea della totale conservazione in loco e nel 2009 è stato autorizzato un prelievo limitato (omero e altri resti accessibili), che ha permesso analisi su campioni ossei da parte di un’équipe multidisciplinare; uno studio sul DNA mitocondriale ha poi collocato l’individuo nella variabilità dei Neanderthal dell’Europa meridionale[13].

Sul fronte cronologico, datazioni U/Th su resti faunistici delle sale adiacenti hanno indicato deposizioni comprese tra 45.000 e 17.000 anni fa, mentre per la “Sala dell’Uomo” sono stati stimati l’inizio della fase di concrezionamento intorno a 170.000 anni fa e la sua conclusione circa 17.000 anni fa. Nel frattempo è proseguito il dibattito sull’opportunità di una rimozione del cranio, con proposte operative come ad esempio il progetto AltaCRANIUM pubblicato nel 2010[18][19][20].

Durante gli studi del 2025 l'analisi della cavità nasale è stata condotta con tecnologie endoscopiche utilizzate direttamente all’interno del sistema carsico, combinate con la ricostruzione digitale in 3D del cranio[15].

  1. Il naso del Neanderthal: lo scheletro di Altamura rivela dettagli inediti sulla morfologia facciale e sull'adattamento al clima freddo, su uniroma1.it. URL consultato il 17 gennaio 2026.
  2. Consiglio di Stato (Sezione sesta), Sentenza № 00116 del 2013, su giustizia-amministrativa.it, 11 gennaio 2013. URL consultato il 22 marzo 2019.
  3. Bianca Tragni, Vito Plotino, Giuseppe Andreassi, Luigi Capasso, Piero Pieri, Silvano Agostini, Marcello Piperno, Claudio Arias, Giacomo Giacobini, Carlo Peretto, Laura Cattani, Antonio Tagliacozzo e Vittorio Pesce Delfino, Assessorato alla cultura - Città di Altamura; Ministero peri i beni culturali e ambientali - Soprintendenza Archeologica della Puglia, La Grotta di Lamalunga (PDF), La grotta di Lamalunga, prospettive di ricerche paleontologiche e paleoantropologiche, a cura di Donata Venturo, Altamura, 1995. URL consultato il 22 marzo 2019.
  4. Lo straordinario caso dell’uomo di Altamura (PDF), in Gazzetta Ambiente, n. 5, Alpes Italia, 2015, pp. 83-94. URL consultato il 23 marzo 2019.
  5. Annabella De Robertis, «Scoperta del secolo»: irrompe dal passato l’Uomo di Altamura, su lagazzettadelmezzogiorno.it. URL consultato il 24 marzo 2023.
  6. 1 2 3 4 5 (EN) Antonio Profico, Costantino Buzi e Fabio Di Vincenzo, Virtual excavation and analysis of the early Neanderthal cranium from Altamura (Italy), in Communications Biology, vol. 6, n. 1, 24 marzo 2023, pp. 316, DOI:10.1038/s42003-023-04644-1. URL consultato il 17 gennaio 2026.
  7. L'Uomo di Altamura — Museo Nazionale Archeologico di Altamura, su altamura.cchnet.it. URL consultato il 18 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2013).
  8. L'Uomo di Altamura, su comune.altamura.ba.it. URL consultato il 12 aprile 2024.
  9. Città di Altamura, su www.comune.altamura.ba.it. URL consultato il 18 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 3 luglio 2008).
  10. Vedi in bibliografia: V.Pesce Delfino, E. Vacca, Report of an archaic human skeleton discovered at altamura (Bari), in the “Lamalunga” district in Human Evolution, Volume 9, Issue 1, gennaio 1994
  11. Questo doppio termine rappresenta una tipica definizione linneana di specie
  12. Addio all’antropologo Pesce Delfino Studiò Sindone e Uomo di Altamura, su Corriere della Sera. URL consultato il 27 aprile 2016.
  13. 1 2 Vedi nota della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia del 27.05.2009
  14. Dall’Uomo di Altamura il DNA più antico per un Neanderthal, su Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, 25 marzo 2015. URL consultato il 18 gennaio 2026.
  15. 1 2 3 Il naso del Neanderthal: lo scheletro di Altamura rivela dettagli inediti sulla morfologia facciale e sull'adattamento al clima freddo | Sapienza Università di Roma, su www.uniroma1.it. URL consultato il 17 gennaio 2026.
  16. Costantino Buzi, Antonio Profico e Carlos Lorenzo, The first preserved nasal cavity in the human fossil record: The Neanderthal from Altamura, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 122, n. 48, 2 dicembre 2025, pp. e2426309122, DOI:10.1073/pnas.2426309122. URL consultato il 17 gennaio 2026.
  17. Three-Dimensional Topographic Survey of the Human Remains in Lamalunga Cave (Altamura, Bari, Southern Italy) (PDF), su carsismo.it. URL consultato il 9 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 13 gennaio 2017).
  18. M.Branca e M.Voltaggio (2010), Studi cronologici eseguiti sulle concrezioni carbonatiche della Grotta di Lamalunga Archiviato il 1º ottobre 2018 in Internet Archive., Dire in Puglia (MIBAC), 2, 55-60.
  19. Manzi 2010.
  20. Copia archiviata, su video.repubblica.it. URL consultato il 26 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2016).
  • Donata Ventura (a cura di), La grotta di Lamalunga. Atti della I Conferenza Cittadina (PDF), Città di Altamura e Ministero per i beni ambientali e culturali, 1995. URL consultato l'11 aprile 2024.
  • (EN) Martina Lari, Fabio Di Vincenzo, Andrea Borsato, Silvia Ghirotto, Mario Micheli, Carlotta Balsamo, Carmine Collina, Gianluca De Bellis, Silvia Frisia, Giacomo Giacobini, Elena Gigli, John C. Hellstrom, Antonella Lannino, Alessandra Modi, Alessandro Pietrelli, Elena Pilli, Antonio Profico, Oscar Ramirez, Ermanno Rizzi, Stefania Vai, Donata Venturo, Marcello Piperno, Carles Lalueza-Fox, Guido Barbujani, David Caramelli e Giorgio Manzi, The Neanderthal in the karst: First dating, morphometric, and paleogenetic data on the fossil skeleton from Altamura (Italy), in Journal of Human Evolution, vol. 82, 2015, pp. 88-94.
  • V. Pesce Delfino, E. Vacca, Report of an archaic human skeleton discovered at altamura (Bari), in the “Lamalunga” district, in Human Evolution, Volume 9, Issue 1, gennaio 1994, pp 1–9.
  • E. Vacca, V. Pesce Delfino, Three-dimensional topographic survey of the human remains in Lamalunga Cave (Altamura, Bari, Southern Italy), in Collegium antropologicum, Volume 28, Issue 1, 2004, pp. 113–119.
  • Giorgio Manzi, Mario Micheli, Fabio di Vincenzo, David Caramelli, Marcello Piperno, La porzione di scapola dell'Uomo di Altamura: estrazione, documentazione e analisi morfologica, in Rivista del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione per i Beni Culturali e Paesaggistici di Puglia, Edizioni BetaGamma srl Viterbo, 2/2010 pp. 39–44. Stampa Tifernum srl Città di Castello (PG), novembre 2010.
  • Giorgio Manzi, Mario Micheli, Giacomo Giacobini, Il cranio dell'Uomo di Altamura ipotesi di rimozione, documentazione e studio, in rivista del Ministero per i beni e le attività culturali Direzione per i Beni Culturali e Paesaggistici di Puglia, Edizioni BetaGamma srl Viterbo, 2/2010, pp. 33-37. Abstract Archiviato il 1º ottobre 2018 in Internet Archive.. Stampa Tifernum srl Città di Castello (PG), novembre 2010.

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