Spada carolingia
| Spada carolingia Spada dell'epoca vichinga Spada vichinga | |
|---|---|
| Tipo | Spada |
| Origine | Impero carolingio e Scandinavia |
| Impiego | |
| Utilizzatori | Carolingi, Vichinghi e popoli interessati dal contatto con gli stessi |
| Produzione | |
| Date di produzione | Epoca vichinga |
| Entrata in servizio | VIII secolo |
| Ritiro dal servizio | XI secolo |
| Descrizione | |
| Peso | 1-1,5 kg[1] |
| Lunghezza | 84-105 cm[1][2] |
| Lama | 70-90 cm[3][4][5] |
| Tipo di lama | in acciaio, affilata su ambo i lati con sguscio sempre più pronunciato |
| Tipo di punta | arrotondata |
| Tipo di manico | impugnatura a mano singola con pomolo "a cappello" |
| voci di armi bianche presenti su Wikipedia | |
La spada carolingia è la spatha sviluppata dai Franchi dell'Impero carolingio, la compagine statale dominante nell'Europa continentale del tempo, tra la seconda metà dell'VIII secolo ed il IX secolo dal modello della spada del periodo delle migrazioni. A partire dal X secolo, quest'arma funse da archetipo per lo sviluppo della spada della cavalleria medievale dall'elsa cruciforme.[6] Arma grandemente apprezzata dai Vichinghi, tanto da essere celebrata nelle saghe norrene, fu così spesso rinvenuta in siti archeologici norreni da portare gli studiosi di fine XIX secolo a chiamarla, impropriamente, spada vichinga.[7] La qualità e l'affidabilità di queste armi, frutto di una metallurgia inarrivabile per i fabbri scandinavi del tempo,[7] fu tale che non solo i Vichinghi ma anche altre popolazioni nemiche dei Carolingi (e degli Ottoni loro eredi) le apprezzarono e ricercarono: anzitutto Slavi e Saraceni. Poiché tale periodo storico è comunque coperto dalla calendarizzazione della c.d. "Epoca vichinga" (790/793-1066), taluni studiosi chiamano il manufatto spada dell'epoca vichinga.[7][8][9]
Premessa storiografica
[modifica | modifica wikitesto]- Un chiarimento etimologico
Seppur il termine "spada vichinga" compaia nella storiografia anglo-scandinava sin dal XIX secolo e sia ancora oggi largamente diffuso,[10] la spada più utilizzata in Europa durante il periodo delle incursioni vichinghe, oggi nota come "Epoca vichinga" (790/793-1066), non era un manufatto norreno. Si dovrebbe più cautamente parlare di "spada dell'epoca vichinga", intesa come arma in uso nel periodo in cui, per cause ancora dibattute,[11][12][13][14] l'espansione vichinga portò i norreni[15][16][17] a navigare la maggior parte dell'Oceano Atlantico settentrionale e del Mar Mediterraneo come saccheggiatori, commercianti, coloni e mercenari.[18] Queste armi furono sviluppate ed in larghissima parte prodotte nell'Europa centrale dai fabbri dell'Impero carolingio prima e del Sacro Romano Impero poi, motivo per cui gli studiosi le classificano oggi più correttamente come "spade carolingie".[7][8][9]
- Origini della spada dell'epoca vichinga

Da un punto di vista cronologico, l'epoca vichinga segue direttamente la seconda ed ultima fase dell'età del ferro germanica, la c.d. "Era di Vendel" (550-800), durante la quale la Scandinavia aveva beneficiato di continui contatti con l'Europa centrale dove, terminate le grandi migrazioni di popoli note come "Invasioni barbariche", si andavano consolidando i primi centri di potere dell'Alto medioevo: il regno merovingio, il regno agilofingio, il regno longobardo ed i principati slavi. Gli Scandinavi esportavano in Europa ferro, pellicce e schiavi e ne acquisivano manufatti tecnologicamente avanzati (anzitutto spade e poi la staffa) e metalli preziosi (specialmente l'oro) per decorare armi e foderi e produrre bratteati.[20]
L'adattamento di motivi dell'Europa centrale a tipologie di oggetti di produzione indigena si combinò quindi con innovazioni tecnico-stilistiche ben prima che cominciassero le scorrerie vichinghe,[21] sviluppando nel contesto scandinavo, culturalmente ancora caratterizzato da una società primitiva strutturata sul clan,[22] un'artigianato ibrido cui i norreni contribuirono intensificando il contatto/scambio con l'arte barbarica dei regni europei e con la fase medievale dell'arte celtica ancora ben attestata in Scozia ed Irlanda.[23]
Le spade usate dai norreni (oltretutto non così diffuse tra le loro fila)[24] furono quindi, come il resto del loro equipaggiamento bellico più prezioso (armatura ed elmo), un prestito da una civiltà tecnologicamente più avanzata di quella scandinava. Nello specifico, si trattò di una evoluzione della spatha romano-barbarica che proprio nel VIII secolo, al principio dell'Epoca vichinga, raggiungeva la sua forma definitiva per opera degli armaioli franchi dell'Impero carolingio, l'allora potenza dominante in Europa continentale.
Studi
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Lo studio sulle spade dell'epoca vichinga principiò con il lavoro pioneristico del norvegese Jan Petersen nel 1919,[N 1] poi integrato dagli inglesi Mortimer Wheeler nel 1927 e Ewart Oakeshott in diverse pubblicazioni a partire dagli anni 1960.[25]
Petersen, in De Norske Vikingesverd (1919), ideò una classificazione in 26 tipi basata sull'impugnatura della spada, tuttora ampiamente utilizzata in Europa per classificare e datare le spade dell'epoca vichinga,[10] basata su circa 1700 ritrovamenti in Norvegia. I tipi sono identificati da lettere maiuscole A-Z e comprendono un totale di 110 esemplari: 40 con lama bifilare, 67 a lama monofilare e 3 indeterminati. Sempre a Petersen si rimanda la creazione del concetto di "spada vichinga" (Vikingesverd in lingua norvegese) poi ripreso dalla letteratura successiva. Wheeler, nel suo London and the Vikings (1927), creò una classificazione semplificata delle impugnature basandosi sui ritrovamenti in Gran Bretagna, combinando la tipologia Petersen con una tipologia basata sulle lame delle spade identificate in numeri romani I-IX. Oakeshott, a partire dal suo The Archaeology of Weapons (1960), aggiunse due tipi alla classificazione di Wheeler per colmare il divario tra la spada d'epoca vichinga e quella medievale vera e propria,[26] salvo poi ricondurre tutte le spade vichinghe al tipo X della sua celebre Oakeshott typology in Records of the medieval sword (1991).[27] Nello stesso anno, il Beiträge zur morphologischen Entwicklung des Schwertes im Mittelalter di Alfred Geibig introdusse sia una tipologia aggiuntiva basata sulla morfologia della lama (tipi 1-14) sia sulla tipologia delle forme del pomolo (tipi 1-17 con sottotipi), concentrandosi sulle spade dell'VIII-XII secolo rinvenute entro i confini della Francia orientale e focalizzandosi appunto sulla transizione tra la spada "vichinga" e quella "cavalleresca".[28][29] Subito dopo, la tesi dottorale Krigarideologi och vikingatida svärdstypologi (1992) di Mikael Jakobsson ribadì l'importanza del lavoro iniziale di Petersen arricchendolo con una serie di mappe illustranti la distribuzione dei suoi tipi rinvenuti in svariati siti d'Europa.
Al principio del XXI secolo, il lavoro Swords of the Viking Age (2002) di Ian G. Peirce, introdotto dallo stesso Oakeshott,[30] fece il punto sull'evoluzione corrente della materia:[28] le tipologie in uso furono presentate e discusse, con un focus sul tema delle lame incise con iscrizioni;[31] il lavoro di Petersen fu confrontato su 85 esemplari completi (o quasi) portati ad esempio; le conclusioni di Jakobsson e Geibig sulla classificazione di else e lame discusse;[32] e si presentò una nuova tabella datazione-vs-tipologia[33] con grafico rielaborante la classificazione Petersen delle impugnature.[34]
La materia è oggi interessata da un vivido fermento alimentato sia dai progressi dell'archeologia sperimentale sia dal sistematico rinvenimento di reperti.
Storia
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Nel corso dell'VIII-IX secolo, gli armaioli franchi iniziarono a produrre lame d'acciaio ad alto contenuto di carbonio (forse addirittura lavorando acciaio Damasco importato dal regno dei Samanidi in Asia centrale proprio grazie ai traffici dei norreni lungo la Via variago-greca)[35] ottenendo spade più resistenti ed elastiche rispetto alle vecchie spade romano-barbariche[36] il cui valore fu rapidamente riconosciuto dai sovrani Carolingi (751-987).[37] Gli stessi artigiani svilupparono contestualmente un distintivo pomolo "a cappello" polilobato per l'elsa della spada (Tipo Petersen D[38] e ss.)[39] marcando un netto distinguo rispetto alla linea delle ring-sword (esemplari della quale furono rinvenute appunto a Vendel, tanto quanto in Sassonia o nel regno longobardo)[19] e di altre spathæ romano-barbariche come quella in uso sotto la precedente dinastia reale franca, i Merovingi (457-751), o diffuse in Inghilterra dagli Anglosassoni.[40] Al tempo di Carlo Magno (r. 768-814) si diffuse la decorazione del forte della lama con delle scritte incise, fenomeno raramente occorso in epoca merovingia[41] e che con buona probabilità identificava l'opificio presso il quale le armi furono realizzate, come per le celebri "Spade Ulfberht".[42][43][44]
Lo sviluppo della nuova spada andò di pari passo con la costituzione dell'impero di Carlo Magno che superò ben presto i confini del regno merovingio:[45] nel 774 fu conquistato il regno longobardo d'Italia;[F 1] nel 781 fu conquistata l'Aquitania[F 2] e nel 788 la Baviera;[F 3] nel 795 il khagan degli Avari di Pannonia faceva atto di sottomissione ad Aquisgrana;[F 4][46] nel 804 la Sassonia fu definitivamente sottomessa[F 5] e nel 810 fu creata la Marca Hispanica (attuale Catalogna).[F 6] Con l'ampliarsi dei suoi confini, il dominio carolingio inglobò nella sua efficiente macchina bellica guerrieri dei popoli sottomessi,[N 2][47] innescando un processo di ibridazione e scambio tecnologico che diffuse le armi franche a sud delle Alpi sino alle sponde del Mar Mediterraneo, ad est lungo il Danubio ed a nord sino alle sponde del Mar Baltico.[48] Le evidenze sono molteplici. Con il crollo del khanato degli Avari, l'equipaggiamento militare franco si diffonde rapidamente in Pannonia,[49][50] nei neonati principati di Moravia (come la celebre spada di Blatnica, datata 825-850),[51] Nitra e nella Croazia Pannonica.[52][53][54][55] Nel IX secolo, un anonimo aristocratico carolingio fonda la Chiesa di San Benedetto (Malles Venosta) e vi si fa ritrarre mentre imbraccia la sua spada dal pomolo polilobato similare a quelle raffigurate nei coevi salteri franchi. Nel medesimo periodo, un vichingo porta a Ballinderry, nella Contea di Westmeath (Irlanda) una spada Ulfberht con elsa Tipo Petersen K[56] (oggi al Museo nazionale d'Irlanda)[57] ed un gran numero di spade con la medesima impugnatura compaiono nella Dalmazia[58] contesa tra Franchi e Bizantini.[52]

L'intensa attività bellica non cessò con la morte di Carlo Magno. Si acuì per la sistematiche contese ereditarie in seno alla dinastia (fautrici della divisione del vecchio dominio con il Trattato di Verdun nel 843 e la nascita del Sacro Romano Impero guidato dalla dinastia ottoniana, 962-1024) e con l'arrivo di nuove minacce esterne: appunto i pirati Vichinghi a nord e Saraceni a sud tanto quanto i cavalieri Bulgari[59][60] e Magiari[61][62] ad est. Mentre le armate carolingie affrontarono le nuove sfide con risultati alterni, i fabbri franchi seguitarono a migliorare la qualità delle spade che proprio tra IX e X secolo raggiunsero i loro risultati siderurgici migliori.[63] Nemici ed alleati dei Carolingi (Norreni, Slavi o Saraceni che fossero), per parte loro, seguitarono a procurarsi spade/lame[8] tramite il commercio, le razzie ed i riscatti:[64] nel 869, per esempio, i pirati saraceni chiesero un riscatto di 150 spade per liberare l'arcivescovo Rolando di Arles.[F 7]
Centri di produzione
[modifica | modifica wikitesto]La forgia di una spada, nell'Europa altomedievale, era un lavoro altamente qualificato che poteva richiedere fino ad un mese di lavoro. L'alto valore di questa manifattura è testimoniato da varie fonti dell'epoca: nella Lex Ripuaria (VII secolo), una spada completa di fodero era prezzata sette solidi;[F 8] una spada citata nella Laxdœla saga islandese veniva valutata mezza corona, il prezzo di 16 mucche da latte; nei mercati arabi, le spade franche valevano 15-20 dirham, esattamente come le spade di Damasco;[65] ecc.
I principali centri europei di produzione delle spade, nel VIII-IX secolo, erano ubicati nel cuore dell'Impero carolingio, specialmente nella Renania (chiamata Austrasia dai Franchi),[66][67] regione ricca di giacimenti di ferro forse non a caso interessata da diverse incursioni vichinghe (v.si Incursioni vichinghe nella Renania, 834-882). Gli opifici più celebri e produttivi, in un contesto che oggi si ipotizza addirittura di produzione di massa,[68] gravitavano intorno alle città di Colonia e Magonza (due città strategiche e celebri per la produzione di armi dai tempi dell'Impero romano e che avevano giocato un ruolo fondamentale durante le Guerre sassoni, 772-804), mentre lo scomparso porto renano di Dorestad (nei Paesi Bassi) era uno snodo nevralgico nella rete di produzione e distribuzione delle armi.[69][70][N 3] Come il resto della logistica carolingia, certamente buona parte della produzione di spade era rimessa agli enti ecclesiastici sponsorizzati dalla dinastia.[47] Nel IX secolo, in un contesto ormai ottoniano, sono proprio i grandi centri monastici imperiali a primeggiare per la produzione di armi: si considerino, in Italia, i monasteri di Bobbio, Santa Giulia (Brescia) e San Vincenzo al Volturno[71] o, in Germania, quelli di Fulda e Lorsch.[72]
La presenza di centri di produzione di spade al di fuori delle terre carolingie è certa ma la qualità dei loro prodotti è dibattuta.
Nel caso specifico dei Vichinghi, abbiamo anticipato che non furono grandi fabbricanti di spade e queste ultime figuravano spesso quale merce importata nella Scandinavia del tempo[7][20] ma è comunque pur certa l'esistenza di spadai norreni.[73] In Norvegia, si produceva una variante lunga del primitivo scramasax monofilare in luogo della spada ancora al principio dell'Epoca vichinga[74][75] e spade monofilari corte dalla foggia particolare, Tipo Petersen G, seguitarono ad essere prodotte sino ai primordi del IX secolo.[76][77][78] Gli unici spadai scandinavi capaci erano forse, nel VIII secolo, quelli di Gamla Uppsala (Svezia), capitale della cultura di Vendel e perciò luogo privilegiato di scambio tecnologico-commerciale tra norreni ed europei. Non sappiamo ad oggi quale fosse la qualità delle armi eventualmente prodotte nei grandi empori vichinghi della Danimarca continentale, come Birka o Hedeby,[79] ove passavano molti dei beni di lusso e dei semi-lavorati (come le spade) destinati alla Scandinavia.
Nel caso degli Slavi, la ricerca ha evidenziato la presenza di un fiorente comparto siderurgico nella Grande Moravia, nei siti di Staré Zámky e Boskovice,[80] che potrebbero aver rifornito i fabbri degli avamposti fortificati moravo-carolingi quali Zalavár.[81] L'analisi del restante, vasto areale slavo è ancora in corso. Presso i Balti, popolazione affine e contigua agli Slavi, la metallurgia era al tempo, come anticipato, ancora arretrata[82] e a tutto il IX secolo l'arma manesca più diffusa restò una spada monofilare a metà strada tra il sax germanico ed il successivo falcione basso-medievale,[75] abbastanza similare agli esemplari monofilari Petersen G.[77]
Distribuzione pan-europea delle spade: commercio, razzia e riscatto
[modifica | modifica wikitesto]Come già ribadito, la qualità delle spade carolingie, rispetto all'allora produzione europea, fu tale che nemici ed alleati ricorsero ad ogni mezzo per accaparrarsele: commercio, razzia e riscatto. Ironicamente, sin dal principio i Carolingi avevano cercato di limitare e circoscrivere la circolazione delle loro spade, promulgando, inutilmente, leggi che ne proibivano la vendita ai pagani/nemici.[37] Già Carlo Magno affrontò il problema in almeno due capitolari,[F 9][F 10] mentre suo nipote Carlo il Calvo (r. 840-877) arrivò addirittura a stabilire la pena di morte nel 864 per chiunque avesse venduto armi ai vichinghi[F 11] che in quegli anni predavano i suoi domini: il summenzionato porto di Dorestad, celebre mercato di spade (e non solo), fu per esempio razziato nel 834-837, 846-847, 857 e 863.[83]

Nonostante queste misure restrittive, come detto, il bacino di diffusione delle spade franche fu amplissimo e ben documentato dalle fonti del tempo: nel X secolo, quando il cronista arabo Ahmad ibn Fadlan incontrò dei Variaghi attivi lungo il Volga, riconobbe subito come "franche" le loro armi.[F 12] La presenza norrena nell'Europa orientale e financo nella steppa eurasiatica, non solo tramite l'entità statale norreno-slava della Rus' di Kiev ma anche declinatasi nell'invio sistematico di contingenti mercenari nell'Impero bizantino-macedone, la celebre "Guardia variaga",[84] contribuì ulteriormente alla diffuse delle spade carolingie,[85][86] specialmente a quelle del Tipo Petersen T.[87] L'arrivo di molto apprezzate spade "franche" nei mercati arabi si dovette infatti non solo ai summenzionati pirati saraceni ma anche ai mercanti scandinavi che riuscivano ad eludere le restrizioni commerciali imposte dai Carolingi ed a vendere agli Arabi non solo schiavi ma anche spade.[88][89] Altro potente elemento di diffusione dell'equipaggiamento militare tardo-carolingio a oriente dell'Elba fu certamente il massiccio ricorso a mercenari slavi da parte di Ottone I di Sassonia e successori durante la loro spinta ad oriente (v.si Drang nach Osten) interrotta dalla rivolta slava del 983: sappiamo per esempio che Ottone I utilizzava una guardia personale di Slavi[90] e che eserciti misti franco-slavi furono utilizzati nelle guerre/scorrerie del celebre margravio Gero I e dei Billunghi.[91]
Il risultato della grande propagazione delle spade carolingie fu che i relativi reperti archeologici oggi in nostro possesso provengono principalmente da siti non-franchi (vichinghi soprattutto ma anche slavi) molto lontani dai luoghi ove le stesse furono forgiate. Ciò anche in ragione del fatto che, laddove i Vichinghi pagani – e gli Slavi da poco convertitisi[N 4] – dotarono di corredo funerario i loro morti fino al XI secolo, i Franchi cristiani avevano smesso di farlo nell'VIII secolo.[92] Le spade rinvenute in siti di sepoltura non sono state comunque molte proprio perché, come anticipato, queste preziose armi passavano da un proprietario all'altro.[93][94][95][96] Diversi reperti vengono oggi recuperati dai campi di battaglia dell'Europa orientale ove i mercenari norreni al soldo dei Bizantini combatterono Bulgari e Peceneghi,[97][98] mentre nell'Europa occidentale molte spade sono state rinvenute nei fiumi.[99]
Costruzione
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Le spade franche, note per essere del tipo spada corta nel Periodo delle Migrazioni, divennero nell'VIII secolo, già prima dell'epoca vichinga, più lunghe rispetto alla spatha romano-barbarica, superando i 90 cm complessivi.[73][100] L'arma aveva:
- lama di 60–80 cm (la lunghezza si attesta agli 80 cm nel IX secolo,[73] arrivando poi ai 100 cm nel X secolo)[100] con sguscio centrale, in acciaio a basso contenuto di carbonio (0,4-0,5%)[101] fino a che i fabbri renani non passarono alle spade Ulfberht (0,75% di carbonio)[36][102] e centro di massa spostato verso l'impugnatura;[103]
- elsa con impugnatura ad una mano, guardia piatta e poco pronunciata e pomolo "a cappello" polilobato, inizialmente in 3 e poi in 5 lobi;
- fodero in legno e cuoio decorato da elementi metallici caratterizzati da forte ibridazione di stile artistico, dotato di una propria cintura a diversi punti di sospensione.
Armi più piccole rispetto allo standard sono state rinvenute in sepolture di fanciulli o sono comunque ricondotte ad un'utenza non adulta.[2] Allo stesso modo, esemplari particolarmente grandi e pesanti, come la Spada di Flå, furono quasi certamente prodotti ad hoc per guerrieri particolarmente robusti.
Lama
[modifica | modifica wikitesto]Laddove si evidenzia una grande varietà di motivi regionali nella costruzione e decorazione delle impugnature, le lame delle spade d'epoca vichinga, come già anticipato, si mantengono invece molto uniformi quanto a tipo e qualità.[104] Le lame renane del periodo carolingio maturo[36] erano decorate da simboli ed iscrizioni incise, anzitutto la celebre +VLFBEHT+[42][43] e la successiva +INGELRII+,[105][106] ma non mancano anche diverse altre firme che concorrono inoltre a confermare l'origine franca/renana della lama. Gli artigiani vichinghi che montavano la lama carolingia su di un'elsa che poteva, come visto, essere di loro fabbricazione[20] spesso aggiungevano anche la propria firma decorata sulla lama dell'arma.[8]

Un aspetto importante da considerare nello sviluppo della spada europea tra Alto Medioevo e Basso Medioevo è la disponibilità di acciaio di alta qualità.[107] Le lame delle spathæ romano-barbariche (merovinge, longobarde,[108] ecc.) furono prodotte principalmente con la tecnica della saldatura a strati, nota anche come "falso Acciaio Damasco": una tecnica in cui strisce di ferro battuto e acciaio dolce erano attorti e forgiati insieme, con l'aggiunta di un lato indurito.[109][110][111][112] Lingotti d'acciaio di alta qualità, sufficientemente grandi da produrre un'intera lama di spada, erano raramente disponibili in Europa all'epoca, per lo più tramite importazione dall'Asia centrale,[113][114] dove un'industria dell'acciaio al crogiolo (Acciaio Damasco wooz) iniziò a stabilirsi intorno all'VIII secolo[115] sotto l'egida dei Samanidi.[116] Le spade di qualità superiore realizzate nelle terre del vecchio impero franco nel X secolo (laddove, come anticipato, sul Baltico perdurò il falso Damasco sino al XII secolo)[82] furono manufatte utilizzando, in tutto o in parte, lingotti d'acciaio al crogiolo la cui diffusione in Europa fu molto probabilmente facilitata proprio dai Vichinghi che, tramite la Via variago-greca commerciarono con i Samanidi di Persia sino alla loro caduta nel 1005.[35][116]
Per quanto riguarda il gruppo delle "spade Ulfberht", stante l'uniformità formale, l'analisi materiale rivela un ampio spettro di acciai e metodi di produzione: una spada proveniente da una tomba del X secolo a Nemilany (attuale Olomouc, in Moravia) ha un'anima saldata a motivi con bordi taglienti induriti saldati;[110][117] il Museo di storia d'Amburgo conserva una Ulfberht in acciaio ipereutettoidico con contenuto di carbonio al 1%[118] mentre un esemplare con contenuto di carbonio al 1,2% è andato perduto dopo la Prima guerra mondiale;[102] un'altra lama Ulfberht ipereutettoidica conservata al Landesmuseum Württemberg ha contenuto di carbonio al 1,4%;[119] ecc. La valutazione generale conferma comunque la buona qualità metallurgica delle spade Ulfberht a prescindere dal fatto che fossero realizzate da un unico blocco d'acciaio o che fossero realizzate con acciaio a pacchetto.[35][120][121]
Elsa
[modifica | modifica wikitesto]L'elsa aveva solitamente guardai e pomolo in ferro ed impugnatura in legno.[122] Il suo abbellimento tramite metalli preziosi, pietre dure e lavorazione a rilievo/incisione fu tipico dell'arte barbarica e costituì una delle principali differenze tra la spatha romano-barbarica (uno dei cui modelli più iconici fu appunto la ring-sword dalla particolare impugnatura)[19] e la spatha imperiale romana. Come anticipato, else massicciamente decorate con metalli preziosi si riscontrata nelle spathæ dei Franchi-Merovingi[41] o degli Alamanni, in alcuni casi letteralmente coperte d'oro,[123] tanto quanto nelle spathæ di Vendel, dei Longobardi o dei Goti.

Una delle caratteristiche distintive della spada carolingia fu appunto lo sviluppo, nel VIII secolo, di una nuova tipologia di elsa, sempre massicciamente decorata, caratterizzata da un grande pomolo sagomato con tre lobi arrotondati.[125] Oltre che dai reperti archeologici, l'innovazione fu ampiamente rappresentata dall'iconografia del tempo: nel Salterio di Stoccarda,[N 5] nel Salterio di Utrecht, nel Vangelo di Lotario, nella Psicomachia, ecc.[126] Nella sua classificazione della spade rinvenute in siti norreni basata sull'impugnatura, Petersen identificò queste armi anzitutto con i tipi D,[38] E,[127] F,[128] e G[76] cui seguirono, dal IX secolo, i tipi K,[56] ecc. ove il distinguo era dato non dalla foggia comune del pomolo ma dal mutare della guardia. Abbastanza rapidamente apparvero anche pomoli a cinque lobi: Tipi Petersen K (Anni 850),[56] O[129] e R[130] (Anni 900-925). La classificazione di Geibig sviscerò gli aspetti tecnologici di quest'evoluzione: laddove i fabbri romano-barbarici ricorrevano ad un pomolo pieno in due pezzi (uno superiore ed uno inferiore) che il codolo attraversava (Tipo Geibig I),[131] gli spadai carolingi passarono ad un pomolo con parte superiore cava (Tipo Geibig II) – il codolo attraversava la parte solida del pomolo, a contatto con l'impugnatura, ed il corpo cavo era assicurato al resto da due rivetti o una staffa.[132]
Il ricorso alla decorazione in metallo prezioso dell'elsa perdurò presso i Carolingi almeno fino al principio del IX secolo[133][134] ma nel X secolo, nel Sacro Romano Impero degli Ottoni, l'elsa della spada era ormai sobria e priva di decorazioni,[135] con pomolo a disco le cui due facce si attaccavano lateralmente rispetto al codolo (Tipo Geibig III)[136] e guardia a bracci molto pronunciati, in foggia di croce o di "U" (come nella Spada di Cawood).[137] Esemplari sontuosamente decorati avevano valore simbolico, come nel caso della Spada dei Santi Cosma e Damiano donata dall'imperatore Ottone III di Sassonia (r. 983-1002) alla potente abbazia di Essen nel 993.[138][139]
Tra le popolazioni gravitanti intorno all'impero, l'uso di decorare sontuosamente le armi comprate o razziate ai Franchi seguitò a perdurare oltre il IX secolo ed il vecchio modello dell'elsa con massiccio pomolo a tre lobi si ritrova ancora negli Anni 950 (tipo Petersen S).[140]
Presso i Vichinghi, la decorazione più diffusa era l'applicazione di fogli d'argento, ricoperti da piccoli punti o croci dentellate, o figure geometriche (tipo Petersen T).[141][142] Nel IX-X secolo (c.d. Arte medio-vichinga) si trovano spesso incisioni sotto forma di linee intrecciate, motivi zoomorfi (anche derivati dall'arte ottoniana), ecc.[23][143] Nel XI secolo (c.d. Arte tardo vichinga) apparvero decorazioni tecnologicamente più complessi, compresi inserti in ottone (più raro ma comunque presente l'oro) sotto forma di motivi geometrici con strisce di filo di rame, mentre perdurano i motivi zoomorfi e fitoformi.[23][143] Un importante centro di produzione di else sontuosamente decorate si trovava a Birka.[73]
Nell'areale slavo, l'analisi è più complessa. La penetrazione carolingia lungo il Danubio si declinò, come anticipato, anche attraverso la distribuzione di spade sontuose, come la predetta Spada di Blatnica con elsa Petersen D in bronzo intarsiato d'argento in motivi geometrico-animalistici.[50][51] A partire dal X secolo, l'esistenza della compagine statale mista norreno-slava della Rus' di Kiev favorì la propagazione di else decorate in stile vichingo, per esempio le Petersen T1[142] o le molto eterogenee Petersen V,[144][145][146] in numero tale da far supporre la presenza, nella Rus', di un opificio specializzato nella decorazione delle impugnature.[147]
Fodero
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I foderi carolingi erano fatti di legno e cuoio ed assicurati ad un sistema di lacci e cinture in cuoio, il tutto poi impreziosito da elementi in metallo. Le decorazioni dei foderi sono raffigurate in diversi manoscritti miniati, quali i sopracitati salteri di Stoccarda e Utrecht, tanto quanto nella Bibbia Viviana. Mentre i foderi e le cinture, deperibili, non si sono quasi mai conservati,[N 6] i supporti e le decorazioni in metallo sono stati trovati in tesori d'argento scandinavi e in tombe slave,[53][148] come nel sopracitato caso della spada di Blatnica.[50][51] Si tratta sempre di oggetti di elaborata e sontuosa decorazione, spesso caratterizzata da ibridazioni stilistiche. I reperti rinvenuti lungo il Danubio, databili all'epoca di Carlo Magno, presentano elementi decorativi classici, come le palmette, riconducibili alle caratteristiche intrinseche dell'arte carolingia,[55] mentre prima dell'800 era abbastanza comune che le spade franche in uso nella zona fossero appese a cinture in stile prettamente avaro.[149] Nel caso dei norreni d'istanza a Costantinopoli come mercenari, la predetta Guardia variaga, i foderi presentano per esempio un miscuglio di elementi dello stile animalistico germanico con motivi orientali/bizantini tra cui le palmette[150] ed una simile ibridazione si riscontra nelle fibbie/placche per le cinture.[151]
Circa la foggia effettiva del fodero carolingio, l'archeologia sperimentale propone un sistema a 2-3 punti di sospensione tramite supporti ovali/semiovali, con un grande terminale per la cinghia, una fibbia per la cintura ed un supporto trilobato.[152]
La spada nella cultura e nell'immaginario degli europei del VIII-X secolo
[modifica | modifica wikitesto]La spada occupò certamente un posto privilegiato nella cultura delle popolazioni europee nei tre secoli che videro affermarsi e collassare l'Impero carolingio.[153] Come anticipato, l'opera unificatrice di Carlo Magno si era declinata in una serie ininterrotta di guerre d'espansione e conquista, cui erano seguiti decenni di guerre dinastiche inframezzati dal sistematico affacciarsi sull'Europa carolingia di minacce esterne: Vichinghi, Slavi, Saraceni, Bulgari e Magiari.
Sia per i Carolingi sia per i Vichinghi e gli Slavi, la spada fu ad un tempo simbolo politico e mitologico-religioso. Presso i Vichinghi, la spada era simbolo stesso del guerriero;[154] un oggetto di ruolo sacral-sociale così potente che i giuramenti erano pronunciati «per il filo della spada».[155] Solo i norreni più ricchi (goði e jarl) potevano però permettersi, per sé e per le proprie consorterie armate (le hirð), il lusso della spada.[8] La maggior parte degli uomini liberi usava quale arma d'elezione la lancia[156] (arma enormemente sacrale per i Germani in quanto arma di Wōdanaz) e/o la scure[157] che, per esempio, era appunto arma distintiva dei Variaghi in servizio a Costantinopoli ancora nel IX-X secolo.[158] Una simile situazione si riscontrava, nel VII secolo, tra i Germani continentali che meno avevano beneficiato del confronto con i Romani, quali per esempio i Longobardi di Alboino che conquistarono l'Italia con un'orda armata di lancia e scudo.[159] Al principio dell'epoca vichinga, la situazione era molto differente tra i Franchi: nel capitulare del 793 in cui definiva gli obblighi di rassegna militare per i suoi missi dominici, Carlo Magno concedeva solo ai poveri di presentarsi all'eribanno con lancia e scure mentre pretendeva dai ricchi e dalle loro consorterie armate (le trustis) la spada.[F 13][160] La spada era quindi simbolo del guerriero di professione, l'aristocratico franco che funse da prototipo per la figura del cavaliere medievale,[161] come già affermato da Regino di Prüm nella sua Cronaca Universale (IX secolo).
Com'era già stato presso i Celti, anche presso i Germani alle spade veniva dato un nome: pensiamo alla Hrunting di Beowulf.[F 14] Nel corso dell'Alto Medievo, tale pratica seguitò a persistere certamente presso i norreni, le cui saghe ci riportano il nome di diverse spade, molte delle quali con magici poteri: la spada Gramr di Sigfrido; le spade Tyrfing e Dáinsleif; ecc.[162] Tale fenomeno non era però circoscritto alle sole popolazioni "barbare"ː anche nella canzone di gesta francese (messa per iscritto a partire dalla fine del XI secolo) non manca infatti menzione di spade dai magici poteri cui veniva dato un nome, su tutte la celebre Durlindana del paladino Orlando,[163] forgiata da quello stesso Weland il fabbro creatore dell'armatura di Beowulf.[F 15] Contestualmente, il confronto tra i dati archeologici e quelli epico-cronistici ha confermato che anche presso i musulmani non era anomalo che le spade recassero inciso il proprio nome e le proprie qualità o gesta, basti pensare alla celebre spada a due punte di Maometto, Dhu l-fiqar'.[164][165]

L'importanza della spada nella cultura norrena è ulteriormente dimostrata dalla pratica di renderla inutilizzabile piegandone la lama nel momento di aggiungerla al corredo del morto, usanza già riscontrata in Europa al tempo dei Celti.[166] Questa pratica potrebbe aver avuto uno scopo sia rituale sia pratico: poiché i Vichinghi venivano spesso sepolti con le loro armi, la deformazione della spada poteva dissuadere i saccheggiatori di tombe dal disturbare la sepoltura per impossessarsi di una di queste costose armi. I ritrovamenti archeologici di spade con lama piegata o comunque distrutta (come nel caso della celebre Tomba Nera di Černihiv o delle tombe vichinghe in Irlanda)[167] attestano sia la regolare sepoltura dei norreni con le armi sia l'abituale distruzione di queste ultime.
Altro costume comune a tutte le popolazioni germaniche (i Sassoni ancora prima dei Franchi o dei Vichinghi) riscontrabile nel periodo fu il tramandare di generazione in generazione la spada, aumentando il valore con il passare del tempo:[93][94][95][96] ancora nel 1015, il principe Æthelstan Ætheling, figlio di Etelredo II d'Inghilterra, donava al fratello Edmondo una spada appartenuta a Re Offa di Mercia, morto nel 796.[168] Per parte loro, i Carolingi donavano spesso armi cerimoniali "non-franche", per esempio le esotiche sciabole degli Avari,[169] forse proprio perché consci della superiorità e preziosità delle loro armi[37] e la presenza di strati di equipaggiamento bellico franco (spade, speroni, ecc.) viene solitamente interpretato come la presenza nel sito di una élite voluta e foraggiata dai Carolingi, come nel caso della Croazia Pannonica[170] o degli avamposti nel bacino carpatico.[55] Ottone I ed i suoi successori mutarono approccio e spesso donarono spade di buona qualità e sontuosa decorazione, come ben analizzato in Schulze-Dörrlamm 2012, ma in un contesto politico ormai diverso, nel quale il Sacro Romano Imperatore doveva sistematicamente negoziare il supporto militare con i suoi principali alleati.[171]
Esemplari notevoli
[modifica | modifica wikitesto]| Reperto | Data | Descrizione |
|---|---|---|
| Spada di Dorestad | 800-850 | La più pregevole delle spade rinvenute nel sito archeologico di Dorestad, presenta impugnatura tipo Petersen D in argento dorato montata su lama da molti ritenuta precedente (VIII secolo)[172] |
| Spada di Flå | IX sec. | Trovata a Flå (Norvegia) e conservata al HMO, con una lunghezza totale di 102,4 cm e una massa di 1,9 kg è una delle più pesanti e lunghe spade dell'epoca vichinga. |
| Spada di Sæbø | IX sec. | Spada tipo Petersen C trovata nel 1825 in un tumulo a Sæbø (Vikøyri). Notevole per l'iscrizione sulla lama interpretata come runica da George Stephens (1867),[173] cosa questa che la rende davvero eccezionale: mentre le impugnature delle spade dell'era vichinga erano talvolta incise con rune, le iscrizioni sulle lame intarsiate sono, con questa possibile eccezione, invariabilmente in alfabeto latino. |
| Spada di Santo Stefano | X sec. | Spada tipo Petersen T con impugnatura in avorio di tricheco impreziosita da intagliati in stile Mammen. Regestata come spada dell'incoronazione di Stefano I d'Ungheria nel Tesoro della Cattedrale di San Vito (Praga).[174] |
| Spada del fiume Witham, anche Spada di Lincoln | X sec. | Con lama di manifattura ottoniana ed impugnatura tipo Petersen L impreziosita da un artigiano anglosassone, fu rinvenuta nel Witham a Lincoln (Regno Unito) nel 1848.[175] Peirce la definì «mozzafiato [...] una delle più splendide spade vichinghe esistenti».[176] Notevole anche per essere una delle uniche due conosciute che recano l'iscrizione sulla lama Leutfrit (+ LEUTFRIT), l'altra è un reperto proveniente dal Tatarstan (all'epoca Bulgaria del Volga), ora conservato nel Museo Storico di Kazan. Sul retro, la lama è intarsiata con un motivo a doppia voluta. |
| Spada dei Santi Cosma e Damiano | 950?[138] | Donata da Ottone III di Sassonia nell'abbazia di Essen, ha elsa Tipo Petersen X e fodero decorate da placcatura in oro in stile ottoniano datato alla fine X secolo.[138][139] |
| Spada di Cawood[137] | ? | Insieme alla spada di Korsoygaden, strettamente correlata, è notevole per la sua bellezza e particolarità. Seppur classificate come di epoca vichinga, queste spade, secondo Oakeshott 1991, sarebbero tipi derivati databili al XII secolo. |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- Esplicative
- ↑ Prima del lavoro di Jan Petersen, una classificazione delle spade usate dai norreni fu proposta da Oluf Rygh, uno dei padri della moderna archeologia norvegese, nel suo (DA) Norske oldsager, ordnede og forklarede, Christiania, 1885.
- ↑ Nel 791, nella sua prima spedizione contro gli Avari, Carlo Magno mobilitò un esercito che comprendeva Franchi, Alamanni, Sassoni, Frisoni, Turingi, Bavari e Slavi - Szőke 2014, p. 10.
- ↑ Importante inoltre ricordare che i palazzi della corte itinerante di Carlo Magno erano tutti ubicati entro i confini della vecchia Austrasia e che il più settentrionale si trovava a Nimega (attuali Paesi Bassi) più vicino a Dorestad che a Colonia - v.si (EN) Arjan den Braven, Charlemagne’s palace at Nijmegen : Some thoughts on the economic implications of itinerant kingship, in Willemsen e Kik 2021, pp. 149-157, 2021.
- ↑ Curta 2006, p. 143 menziona l'esempio delle élite croate filo-franche che ancora nel IX secolo seppellivano i loro morti con corredo funebre.
- ↑ A titolo di esempio, il Salterio di Stoccarda contiene 44 immagini di spade, quasi tutte con pomolo trilobato (in alcuni casi triangolare "romano-barbarico") – Willemsen 2021, p. 114 e (NL) Annemarieke Willemsen, Karolingische topstukken: Wapens en sieraden in Stuttgarter Psalter zoals opgegraven, in Dorestad Archeologie Magazine, IV, 2020, pp. 46-49.
- ↑ Per una breve disanima dei rari resti d'elementi in legno e cuoio, v.si i cataloghi in Androščuk 2014, pp. 79, 110, 375, 385, ecc.
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Consultazione
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