Fagnano Castello
| Fagnano Castello comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Raffaele Giglio (lista civica Fagnano attiva e solidale) dal 12-06-2022 |
| Territorio | |
| Coordinate | 39°34′N 16°03′E |
| Altitudine | 516[1] m s.l.m. |
| Superficie | 29,67 km² |
| Abitanti | 3 246[2] (31-5-2026) |
| Densità | 109,4 ab./km² |
| Frazioni | Cafaro, Carbonaro, Ferraro, Mallamo, Mirabella, Policarette, Rinacchio, San Lauro, Sant'Angelo |
| Comuni confinanti | Acquappesa, Cetraro, Malvito, Mongrassano, San Marco Argentano, Santa Caterina Albanese |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 87013 |
| Prefisso | 0984 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 078051 |
| Cod. catastale | D464 |
| Targa | CS |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media)[3] |
| Cl. climatica | zona D, 1 951 GG[4] |
| Nome abitanti | fagnanesi |
| Patrono | san Sebastiano |
| Giorno festivo | 20 gennaio |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Fagnano Castello è un comune italiano di 3 246 abitanti[2] della provincia di Cosenza in Calabria. L'abitato è posto a 516 metri s.l.m. alle pendici del Monte Caloria (m 1172), sul versante orientale della Catena Costiera (o Paolana).
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]L'origine del nome Fagnano Castello è tuttora fonte di discussione e intorno ad essa sono state formulate varie ipotesi. Vincenzo Padula, nell'opera Protogea, ipotizzava che l'etimologia di Fagnano potesse essere ricondotta alla lingua ebraica e fosse correlata alla morfologia montana del suo territorio[5]; per Padula, l'"agnano" di Fagnano sarebbe da ricondurre all'ebraico "hanan", nebbia, nube.
Gerhard Rohlfs, il glottologo tedesco grande conoscitore del meridione d'Italia, trova l'origine del nome nell'espressione latina Fannianum Praedium (proprietà di Fannius)[6].
Un'altra ipotesi considera le origini del nome del paese derivano dal fagiano, che domina la fauna locale.
Sono presenti tracce in una località privata situata in una zona montuosa del luogo che fanno pensare alla presenza di un antico torrione, (molto probabilmente questa costruzione, durante il periodo dell'unità d'Italia, era ancora presente) le uniche prove dell'esistenza di questo edificio sono alcuni scavi, risalenti al 2009, che hanno portato alla luce delle fondamenta circolari, che sono state identificate come la base di questo torrione. Come accennato in precedenza, molto probabilmente, questo torrione dopo il 1861 era ancora in piedi, questo perché il nome Castello è stato aggiunto per distinguere Fagnano, da altri paesi omonimi in Italia.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Il comune di Fagnano Castello, con i suoi 29,67 km², sorge lungo il versante tirrenico della Catena Costiera, proprio alle pendici del monte Caloria, nell'alte valle dell'Esaro. Il suo territorio vanta una notevole attrattiva naturalistica, grazie alla presenza del corridoio ecologico di interconnessione tra il Massiccio del Pollino e l’Altopiano Silano, denominato Parco Naturale del Monte Caloria (1183 m s.l.m.), il quale ricade interamente entro i confini comunali di Fagnano Castello. Inoltre nel territorio di Fagnano è presente una via istmica segnata dal fiume Follone, che configurava e ancora oggi configura il più breve e facile percorso tra la Sibaritide e Cetraro. La flora è dominata dai faggi, castagne, conifere e querce. Tre valloni solcano il centro abitato:
- Il Fuorilardo (Foralàrdu in dialetto fagnanese), il più importante per lunghezza e per portata, ove nel 1932[7] fu installata ad opera dell'ingegnere Francesco Frassino una centrale elettrica sotto il ponte che sovrasta il vallone[8];
- Il Cannatello (Cannatièddru in dialetto fagnanese), emissario del fiume della Madonna dal casello delle Sponze[9], è il vallone che attraversa la Piazza Ponte;
- Il Giannattilio (Giannattìliu in dialetto fagnanese), che attraversa il Paese aru Jiardìnu (l'attuale via Regina Margherita di Savoia)[10];
Questi valloni vanno tutti a confluire formando il fiume Malosa, che a sua volta confluisce con il fiume Follone nei territori di San Marco Argentano.
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Nonostante Fagnano Castello si trovi in territori di clima mediterraneo, l'atmosfera si presenta più umida, poiché la città si trova ai piedi di una montagna con ricca vegetazione. Sempre a causa di questa acclività delle pendici, spesse sono le formazioni di nebbie e le precipitazioni, anche nei mesi estivi. La temperatura del paese si trova sempre più bassa di quella dei territori circostanti. Presenta estati calde ed afose ed inverni freddi ed umidi. La tabella climatica di riferimento è quella della Stazione meteorologica di Bonifati.
Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche e i valori massimi e minimi assoluti registrati nel trentennio 1971-2000 e pubblicati nell'Atlante Climatico d'Italia del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare relativo al medesimo trentennio.[11]
| BONIFATI (1971-2000) | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 10,7 | 11,0 | 13,1 | 15,9 | 20,3 | 24,1 | 27,1 | 27,8 | 24,7 | 20,2 | 15,2 | 11,9 | 11,2 | 16,4 | 26,3 | 20,0 | 18,5 |
| T. min. media (°C) | 5,8 | 5,4 | 6,8 | 8,9 | 13,1 | 16,5 | 19,2 | 19,8 | 17,1 | 13,7 | 9,6 | 7,0 | 6,1 | 9,6 | 18,5 | 13,5 | 11,9 |
| T. max. assoluta (°C) | 21,0 (1987) | 25,0 (1977) | 25,4 (1991) | 28,4 (1999) | 34,0 (1994) | 37,4 (1982) | 38,6 (1998) | 40,0 (1999) | 36,0 (1975) | 32,6 (1993) | 26,0 (2000) | 24,2 (1989) | 25,0 | 34,0 | 40,0 | 36,0 | 40,0 |
| T. min. assoluta (°C) | −5,4 (1979) | −3,2 (1991) | −5,0 (1987) | 0,4 (1997) | 5,0 (1987) | 8,8 (1980) | 12,0 (1971) | 12,0 (1977) | 8,4 (1971) | 2,8 (1978) | −1,0 (1998) | −2,8 (1991) | −5,4 | −5,0 | 8,8 | −1,0 | −5,4 |
| Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C) | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 2 | 5 | 8 | 2 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 15 | 2 | 17 |
| Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) | 2 | 2 | 1 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 1 | 5 | 1 | 0 | 0 | 6 |
| Precipitazioni (mm) | 92,7 | 105,9 | 84,3 | 94,4 | 57,7 | 35,4 | 23,1 | 37,6 | 64,6 | 113,5 | 140,9 | 130,5 | 329,1 | 236,4 | 96,1 | 319,0 | 980,6 |
| Giorni di pioggia | 10 | 11 | 9 | 11 | 7 | 4 | 2 | 3 | 6 | 9 | 11 | 11 | 32 | 27 | 9 | 26 | 94 |
| Giorni di nebbia | 4 | 4 | 4 | 5 | 5 | 2 | 1 | 0 | 1 | 1 | 2 | 3 | 11 | 14 | 3 | 4 | 32 |
| Umidità relativa media (%) | 79 | 77 | 75 | 75 | 76 | 76 | 75 | 74 | 74 | 78 | 79 | 80 | 78,7 | 75,3 | 75 | 77 | 76,5 |
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Età antica
[modifica | modifica wikitesto]Intorno alla nascita di Fagnano Castello esistono diverse teorie e leggende. Una vuole che il paese sia stato fondato da alcuni abitanti in fuga da Malvito dopo aver ucciso il Principe del quale non accettavano la tirannia. Dopo alcuni studi, condotti dall'Architetto Gennaro Sinimarco, il quale ha scritto anche un libro al riguardo: Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, si è evinto, che è vero che alcuni abitanti di Malvito siano scappati dal loro paese, ma la comunità fagnanese era già presente da tempo sul territorio. A conferma di tale ipotesi (e dell'ipotesi etimologica di Rohlfs) sono stati rinvenuti alcuni denari romani risalenti al 123 a.C con, all'esergo del rovescio, l'iscrizione M.FAN.C.F, ovvero Marcus Fannius Caii Filius.
Medioevo ed età moderna
[modifica | modifica wikitesto]Dominazione longobarda
[modifica | modifica wikitesto]Sotto il dominio longobardo, i fagnanesi erano sudditi del Gastaldo di Malvito[12]. I fagnanesi erano angariati dal Gastaldo al quale dovevano pesanti tributi, che generarono una qualche ribellione, che venne soppressa violentemente[12].
La dinastia normanno-sveva
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1050, con la conquista normanna dell'Italia meridionale, la Valle del Crati (e così anche Fagnano) entrarono a far parte del ducato di Puglia e Calabria sotto la guida di Roberto il Guiscardo. Di ciò ne abbiamo notizia grazie al monaco benedettino Goffredo Malaterra, il quale giunse in Italia assieme agli Altavilla. Egli ricevette l'incarico dal Conte Ruggero di narrare le sue imprese e quelle del popolo normanno nella conquista della Calabria e della Sicilia.
E così a Fagnano arrivò un periodo di discreta pace. Nel 1096 dieci o dodici soldati provenienti da Fagnano seguirono Boemondo I di Antiochia, nato nella vicina città di San Marco Argentano, nella prima crociata, e probabilmente caddero durante l'Assedio di Antiochia.[13] Nel 1147, Ruggero II, re di Sicilia, divise la Calabria in due Giustizierati e Fagnano entrò a far parte del Giustizierato di Val di Crati e Terra Giordana (anche chiamata Calabria Citeriore).[14]
Nel 1214 e nel 1230 Fagnano Castello fu colpita da gravissimi sismi che la distrussero e nella primavera successiva fu invasa dalle locuste[15]. A quel tempo Fagnano era sottoposta all'autorità del vescovo barone di San Marco che esercitava i diritti feudali anche sulle terre di San Lauro e Joggi e dipendeva da Ruperto di Tarsia per l'amministrazione civile. Soltanto con la bolla del 10 Giugno 1340 del pontefice Benedetto XII da Avignone, il vescovo di San Marco fu privato dei diritti feudali[16].
Dominazione spagnola
[modifica | modifica wikitesto]Il 6 ottobre 1492, Ferrante I d'Aragona concesse in feudo Fagnano, Joggi e Malvito a Bernardino Sanseverino, Principe di Bisignano. Il principe Bernardino I aveva provveduto alla edificazione del palazzo feudale a Fagnano situato nell'attuale piazza Splendore, quando Fagnano, piena di capanne, costruite con creta e frasche, incominciavano a sorgere modestissime case in muratura[17]. Il suo erede Pietrantonio Sanseverino, sposato con Erina Castriota Skanderberg di origini albanesi, oltre al mantenimento dell'ordine e della difesa nei suoi feudi, partecipò, distinguendosi, nelle guerre che la Spagna sostenne sotto l'imperatore Carlo V. Il 4 marzo 1527 Pietrantonio smembrò Fagnano e Joggi, casali e pertinenze della baronia di Malvito, e li vendette, per 3000 ducati, con diritto di recesso, a Nicolantonio Falangola, Patrizio di Sorrento; con Regio Assenso del 22 agosto 1527, la vendita si trasformò in definitiva, e con il titolo di Barone[18].
Qui troviamo per la 1ª volta il titolo di Barone di Fagnano. Nel 1543 gli succedette il figlio primogenito, Filippantonio Falangola Barone di Fagnano, e nel 1600 ereditò il feudo il figlio secondogenito di Filippantonio, Giovan Battista Falangola Barone di Fagnano, Malvito, San Lauro e Joggi. Giovan Battista alzò, in data 19 ottobre 1609, con l'approvazione dell'allora sindaco di Fagnano, Dante Formoso, e i governatori Francesco di Donato e Marsilio Giuliano, il rango di Fagnano da Casale (quello che oggi consideriamo una frazione) a università[19]. Nel 1622, i Falangola furono privati del feudo in quanto avevano parteggiato per i francesi al tempo della discesa di Carlo VIII e con Regio Assenso, il 27 novembre 1622, per non perdere tutto, furono costretti a venderlo a Cesare Firrao, Principe di Luzzi. I Firrao tennero Fagnano fino all'eversione della feudalità (1806)[18].
Girolamo Marafioti, ne Le Croniche et antichità di Calabria (1596) ci racconta di un piccolo villaggio vicino a Cidraro (Cetraro), detto Castel Faggiano:
Ne parla anche Giovanni Fiore da Cropani, ne Della Calabria illustrata (1691), riportando alcune cose che scrisse Gabriele Barrio ne De antiquitate et situ Calabriae. Libri quinque (1571):
«Abbondano di castagne senza difetti, le foreste per le travi da costruzione e altri utensili, adatti alla fabbricazione delle navi. Si produce una grande quantità di vischio. Cresce nel territorio di Fagnano una grande quantità di fragranze: si trova la pietra frigia[21].»
Ma nella opera di Barrio, oltre a quello che riporta Giovanni Fiore, viene scritto altro:
«[...] Di qui si trova Fagnano Castello, che è attraversato dal fiume Calabrice, ricco di torrenti, che sfocia nel Sibari [...] Gli abitanti della città si dedicano alla fabbricazione di recipienti di legno, il fiume Calabrice separa il territorio Fagnanese da quello Sanmarchese, vicino a Fagnano c'è un villaggio, in questo territorio vivono le genti albanesi in capanne[23]. Qui si cuoce il gesso[24] dalla pietra.»
Con il terremoto del 28 Marzo 1783 che sconvolse tutta la Calabria, anche se non si ebbero morti nel centro, Fagnano viene citato fra i comuni che "patirono lesioni considerevoli", con 10 case rese inabitabili e altre 46 lesionate compresa la chiesa e il Convento dei Minori[26].
Età contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Periodo dei Borbone
[modifica | modifica wikitesto]Compresa nel cantone di Acri, ai tempi della Repubblica Partenopea, col nuovo assetto amministrativo dato dai francesi al Regno di Napoli, all'inizio del XIX secolo, fu inclusa dapprima, quale università, nel cosiddetto governo di Mottafollone e poi tra i comuni del circondario di San Marco Argentano, nella cui giurisdizione fu mantenuta anche dalla legge di riforma borbonica. Durante la Primavera dei popoli, Fagnano e il Regno delle Due Sicilie furono luogo di moti e agitazioni, iniziate a Palermo. Così nacque un forte anelito libertario tra i pochi borghesi acculturati ed il popolo. Il luogo dove si accendevano gli animi e si coltivavano le speranze fu il caffè Maiarota, all'angolo tra la via di mezzo e la piazzetta di San Pietro[27]. Nel 1860 le province continentali del Regno delle Due Sicilie, già sottoposte alla dittatura garibaldina, furono chiamate a votare la fusione con il costituendo Regno d'Italia. I votanti fagnanesi erano 827 su 3 604 abitanti[28]. Di questi votarono SI 808, con 5 assenti e 14 partiti per il campo militare[29].
Regno d'Italia
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Il fenomeno del brigantaggio dilagava nel Cosentino, una banda capeggiata da Amatuzzo (detto Malerba) Avolio di Fagnano, alleata con la banda di La Valle Francesco di Mongrassano e di Iuele Gennaro di Cavallerizzo[30], terrorizzava la popolazione locale. Questa banda di ben 97 affiliati era inoltre associata ai cosiddetti "Saracinari", di Saracena, e alla banda del famoso Antonio Franco[31]. Proprio per questo, Camillo Benso Conte di Cavour, su suggerimento di Costantino Nigra, incaricò Pietro Fumel di contrastare il brigantaggio in Calabria, il quale scelse come sede operativa Cirò, dalla quale emanò il 12 febbraio 1862, il seguente bando:
Pietro Fumel, avendo carta bianca, si rese protagonista di tante nefande azioni criminali, tra le quali la strage di circa cento contadini inermi qui a Fagnano, compiuta dalle truppe del Regio Esercito Italiano[33]. Ad alcuni furono tagliate le teste, infilzate nei pali ed esibite nella piazza principale del comune a monito di chi volesse seguirne l'esempio[34].
Un fatto di cronaca ricordato da molti fagnanesi riguarda il sequestro di persona di Domenico Avolio, possidente del luogo; da Malerba Amatuzzo, capobanda precedentemente nominato. Domenico Avolio fu portato a Mongrassano e per richiesta del riscatto gli furono amputati i lobi delle orecchie[35]. La famiglia dovette vendere tutta la proprietà, pagò il riscatto e il prigioniero fu liberato. Da allora, come scherzo crudele, ad Avolio rimase il nomignolo di "ricchie longhe" (orecchie lunghe)[35]. Fumel, dopo aver erroneamente ucciso molti innocenti, riuscì a catturare Amatuzzo, che fece fucilare assieme ad altri 20 suoi complici[35].
La storia post-unitaria si confonde con quella del resto della penisola. Il rovinoso terremoto del 1905 provocò danni all'abitato, furono demolite parzialmente 37 case, puntellate 70 e riparate 232[36]. Sia la chiesa dell'Immacolata Concezione che la chiesa di San Pietro furono colpite, ma dopo restaurate[37]. Sul finire degli anni venti del Novecento le furono annesse Malvito (Marivitu in dialetto fagnanese) e Santa Caterina Albanese (Santacatrìna in dialetto fagnanese), che tornarono a essere autonome nel 1934.
Durante la seconda guerra mondiale, tra il 4 e l'8 settembre del 1943, in seguito allo sbarco delle forze alleate in Sicilia e all'inizio della campagna d'Italia continentale, il territorio di Fagnano Castello fu interessato dalle operazioni di ripiegamento delle forze italo-tedesche dalla Calabria meridionale verso la linea difensiva del Pollino. Dopo il progressivo abbandono della Sicilia e dell'area dell'Aspromonte, il XXXI Corpo d'Armata italiano, comandato dal generale Camillo Mercalli, venne dislocato nella Calabria settentrionale con il compito di controllare i collegamenti trasversali tra il versante tirrenico e quello ionico e di concorrere al rallentamento dell'avanzata dell'Ottava armata britannica.[38] La posizione di Fagnano Castello assumeva un particolare interesse militare per la sua collocazione geografica ai margini della Catena Paolana, in prossimità delle vie di collegamento tra la costa tirrenica, la valle del Crati e gli itinerari diretti verso Castrovillari e il massiccio del Pollino. Il controllo di tali comunicazioni avrebbe consentito di proteggere o minacciare il fianco delle colonne germaniche impegnate nel ripiegamento verso nord, lungo la principale direttrice calabrese costituita dalla Strada statale 18 Tirrena Inferiore. Nella notte tra il 3 e il 4 settembre il generale Mercalli, seguendo gli ordini del generale Mario Arisio, comandante della 7ª Armata, tentò una controffensiva contro le forze britanniche avanzanti dalla Calabria meridionale, con il concorso della 29ª divisione tedesca. Tuttavia, il comando germanico aveva già disposto il ripiegamento verso la Calabria settentrionale e verso l'area di Castrovillari, secondo le direttive del comandante supremo tedesco in Italia, Albert Kesselring.[39] La ritirata venne condotta dal LXXVI Panzerkorps, comandato dal generale Traugott Herr, dipendente dalla 10ª Armata tedesca. Nel settore occidentale della Calabria operava la 26. Panzer-Division, che nei primi giorni di settembre disponeva i propri Kampfgruppen lungo gli assi Nicastro, Catanzaro, Nicotera e Castrovillari. La divisione aveva il compito di condurre azioni di retroguardia e di rallentamento, proteggendo il ripiegamento delle altre unità germaniche.[40] Il ripiegamento tedesco fu accompagnato dalla predisposizione di un complesso sistema di ostacoli e interruzioni delle comunicazioni. Nei documenti operativi della 26. Panzer-Division tali opere sono indicate come Sperren (sbarramenti), cioè ostacoli predisposti o in corso di preparazione destinati a rallentare l'avanzata nemica. Tali sbarramenti comprendevano demolizioni di ponti e viadotti, interruzioni stradali, ostacoli anticarro e altri interventi sulle principali vie di comunicazione.[40] Il diario operativo del LXXVI Panzerkorps testimonia che già dal 5 settembre il comando tedesco aveva iniziato a organizzare tali misure sotto la supervisione dell'ufficiale superiore del genio della 10ª Armata tedesca, il colonnello Noske, incaricato della ricognizione dei punti di sbarramento e dell'impiego dei reparti del genio e dei battaglioni di costruzione.[40] Dopo l'annuncio dell'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943, il ripiegamento tedesco subì un'accelerazione. Il LXXVI Panzerkorps ordinò il movimento verso nuove posizioni difensive a nord, mentre le unità della 26. Panzer-Division e della 29. Panzergrenadier-Division eseguivano azioni di copertura e distruzione delle infrastrutture utili all'inseguimento alleato.[40] In questo contesto, truppe germaniche attraversarono il territorio di Fagnano Castello dirigendosi verso la Calabria settentrionale. Secondo la storiografia locale, nel corso della ritirata pattuglie motorizzate tedesche raggiunsero l'area fagnanese con il pretesto della posa di un collegamento telefonico, allo scopo di verificare la situazione delle truppe italiane presenti nella zona e assicurare il transito delle proprie colonne.[41] Nella giornata dell'8 settembre 1943, dopo il passaggio delle unità germaniche, reparti del genio militare tedesco appartenenti alle forze del LXXVI Panzerkorps fecero esplodere il ponte sul torrente Migliuolo, in contrada Ferraro, interrompendo il collegamento tra Fagnano Castello e Cetraro. La demolizione rientrava nel più ampio sistema di sbarramenti predisposto dalle forze germaniche durante il ripiegamento dalla Calabria, anche se il ponte non risulta tra gli sbarramenti principali riportati nelle carte operative della 26. Panzer-Division.[41][40] Attraverso il territorio comunale transitarono colonne motorizzate tedesche appartenenti alle forze impegnate nella ritirata, composte da autocarri, mezzi semicingolati e veicoli militari di supporto; la memoria orale locale riferisce anche il passaggio di mezzi corazzati, la cui identificazione non è tuttavia documentata. Non è possibile escludere completamente la presenza di qualche carro armato, ma il passaggio di una consistente formazione corazzata appare poco probabile, considerata la natura della strada, la fase della ritirata e la necessità di mantenere la velocità di ripiegamento. Le opere di demolizione realizzate dai genieri tedeschi in tutta la Calabria, spesso effettuate senza un coordinamento preventivo con i comandi italiani ancora presenti sul territorio, provocarono numerosi inconvenienti alla manovra del XXXI Corpo d'Armata italiano, costretto ad affrontare improvvise interruzioni delle comunicazioni e difficoltà logistiche. Tuttavia, tali distruzioni contribuirono anche a rallentare sensibilmente l'avanzata britannica, come riconosciuto dallo stesso comandante dell'Ottava armata britannica, Bernard Law Montgomery.[42][43] La distruzione del ponte sul Migliuolo rese inutilizzabile una delle vie secondarie di collegamento tra il Tirreno e l'interno calabrese e contribuì a preservare temporaneamente il territorio fagnanese dal passaggio delle principali colonne alleate, che continuarono invece l'avanzata lungo gli assi costieri e le direttrici principali della regione.[41]
Repubblica Italiana
[modifica | modifica wikitesto]Nel secondo dopoguerra il paese comincia ad allargarsi, e tra gli anni 60 e 80 la località Cirangolo viene agglomerata al centro urbano del paese, dove vengono costruite molte case ed edifici. Negli anni 80 viene costruita la strada provinciale 270 (SP270), più comunemente nota tra i cittadini fagnanesi come "La Variante". La mattina del 28 Gennaio 2009[44] l'ala Sud-Est del cimitero comunale di Fagnano viene colpita da una frana[45]. Quest'area, edificata nel 1969 dalla Giunta dell'allora sindaco Enzo Brusco, venne costruita senza parere geologico, poiché non previsto all'epoca. Tra le testimonianze storico-architettoniche figurano le chiese dell'Immacolata e di San Pietro, rifatte in età barocca, su edifici di culto precedenti.
Simboli
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Il gonfalone del comune di Fagnano fu designato e realizzato durante il regno di Federico II nel 1222. Il 30 Gennaio di quell'anno Federico venne a Cosenza per assistere e presiedere alla consacrazione del Duomo e in quella occasione Cosenza e le rappresentanze dei comuni della valle del Crati, adottarono per distinguersi dei propri gonfaloni. Lo fece anche Fagnano ed è dal 1222 che la città di Fagnano ha il suo antico gonfalone nel quale era designata una torre sovrastata dalla corona reale con ai lati un ramo di olivo ed uno di quercia, a significare il carattere laborioso e pacifico e la robustezza di quel popolo.[16]
Una riproduzione tridimensionale e polimaterica, è stata realizzata nel 2010 dall'artista lametino Claudio Bruno Greco ad oggi posseduta da una privata ed esposta in esercizio pubblico in piazza Alfonso Splendore.
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]A Fagnano Castello vi sono 4 chiese, tra cui una situata nella frazione di San Lauro.
Chiesa dell'Immacolata Concezione
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa dell'Immacolata Concezione può essere considerata la chiesa madre del paese. Si trova in Piazza Alfonso Splendore. Le notizie riguardanti la Chiesa Madre sono poche e non molto documentate, specialmente se riferite all'inizio dei lavori, che verosimilmente dovrebbero essere iniziati e completati dal II barone di Fagnano, Filippo Antonio Falangola (... – 1600)[46]. Secondo la tradizione si racconta che, nel 1551, il popolo di Fagnano si unì nella costruzione della chiesa per aiutare una povera donna, afflitta dal malessere da cui suo figlio era tormentato. Secondo questo racconto, la madre, triste e disperata, rivolse una preghiera a Maria con sincero proponimento di far sorgere un tempio in suo nome affinché suo figlio sia salvato. Così tutti i fagnanesi vollero offrire il braccio e l'avere per l'erezione del Tempio con amore sincero, e dopo trent'anni la chiesa fu completata ed inaugurata dall'allora Vescovo di San Marco Argentano Monsignor Giovanni Antonio Grignetta nel 1581[47].
La facciata, in stile neoclassico, ingloba sul lato destro la torre campanaria; sulla stessa sono presenti sei lesene nella parte inferiore e quattro in quella superiore terminanti con capitelli in stile corinzio: opera di artisti locali della scuola d'arte di Eduardo Barone. Nella parte superiore è presente una monofora con mosaico vitreo dell’Immacolata. L'interno trinavato è diviso da pilastri rettangolari collegati da archi a tutto sesto. La navata centrale è coperta da una volta a botte con affreschi di pittore anonimo del '700; quelle laterali hanno una volta a crociera. Le navate terminano in tre absidi a forma circolare con volta a cupola. Nel 1939 il giovane novello don Olindo Settimio Tocci trova la chiesa in condizioni pericolanti, tanto da dover essere chiusa al culto, e inizia i lavori di restauro portando la chiesa alle attuali condizioni di decoro[48]. L'avvenimento è ricordato da una lapide, posta sul lato sinistro dell'entrata principale, all'interno.
Chiesa di San Pietro
[modifica | modifica wikitesto]Situata anch'essa in Piazza Alfonso Splendore, si crede sia stata fondata su un probabile preesistente piccolo edificio. La prima pietra della chiesa è stata posta nel 1600, e l'intero edificio fu terminato nel 1610. La chiesa fu opera e voluta da Giovan Battista Falangola, barone di Fagnano, Malvito, Joggi, San Lauro e San Casale[49]. Nella chiesa è sepolto il padre di quest'ultimo, Filippantonio Falangola, che morì nel 1600[50].
La facciata principale ha un portale inquadrato da un arco ellittico sovrastato da un rosone, opera di Emilio Fabris allievo della scuola d'arte di Eduardo Barone. Ai lati della facciata due alte lesene reggono due cornici, una delle quali presenta elementi ornamentali. Sopra è presente il timpano decorato a rilievo su cui svetta la statua dell'Arcangelo Michele, realizzata da Camillo Capolupo della scuola d'arte di Eduardo Barone. La chiesa è affiancata, sul lato destro, da una torre campanaria. L'interno trinavato, ricco di stucchi barocchi, custodisce una statua della Vergine del Rosario e un pulpito ligneo di fine '700.
Chiesetta della Madonna delle Grazie
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Questa modesta chiesetta è di lontanissima e incerta memoria, ma senza dubbio è opera di qualche pio eremita allorché in Calabria c'era la fioritura del monachesimo[51]. I monaci bizantini, tra i quali anche i monaci basiliani, cercando riparo dalle scorrerie saracene e dalla persecuzione, trovarono rifugio in zone dell'Impero bizantino scarsamente popolate e lontane dalle coste, come il Mercurion nei territori dell'Italia bizantina. Quindi certamente intorno all'anno mille, uno o più eremiti ortodossi approdarono su quella collinetta solitaria vicina a Fagnano e costruirono la Chiesetta[51]. Al tempo l'influenza greco-ortodossa nel Cosentino era molto forte, a Mercurion esisteva un'importante eparchia che divenne il centro di irradiazione del monachesimo greco nell'Italia meridionale[52]. Solo con la conquista normanna e la conseguente espansione del rito romano, iniziò la decadenza che portò i monasteri di rito greco ad essere assoggettati ad abbazie latine, nello specifico alla Badia di Cava e alla Badia di Santa Maria della Matina,[53], e quindi alla liquidazione dell'eparchia. Al suo interno vi è murata una lapide scritta in latino che racconta del suo restauro nel 1743 da un certo Don Francesco Zumpano[51].
La chiesetta è piccola, disadorna, ad una sola navata con un solo altare centrale, una facciata semplice, sormontata da una campanella, è ora inglobata nel perimetro del cimitero comunale mentre un tempo era immersa nel verde[51].
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]Convento di San Sebastiano
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Nel 1580, sotto il baronato di Filippantonio Falangola, 5 frati del terzo ordine francescano fondarono un convento sull'ampio e largo orto di un frate di nome Crescenzio, che lo diede in eredità ai suoi fratelli con la richiesta di erigere su di essa un Convento[54]. Attualmente è sede del municipio.
Piazze
[modifica | modifica wikitesto]Piazza Alfonso Splendore
[modifica | modifica wikitesto]È la piazza principale del paese, chiamata semplicemente "Piazza" dai fagnanesi. È intitolata al medico e batteriologo Alfonso Splendore, di origini fagnanesi, che scoprì la toxoplasmosi, un'importante scoperta per lo studio della patologia umana. Affacciati ad essa sono il palazzo del Principe, la Chiesa dell'Immacolata, la casa Barone e l'Anello. Seguendo la strada verso Nord si scende verso la piazzetta Eduardo Barone e la chiesa di San Pietro. Dalla piazza si snoda la via Vittorio Emanuele che conduce a Piazza Aldo Moro, via Giuseppe Garibaldi (chiamata dai fagnanesi "Timpone"[55]) che conduce al Convento, via Don Giovanni Bosco che conduce alla piazzetta Don Bosco e via Regina Margherita di Savoia che conduce all'inizio del paese. Prima la piazza era chiamata "Piazza Umberto I".
Piazza Aldo Moro
[modifica | modifica wikitesto]La Piazza Aldo Moro è situata sul ponte che sovrasta il torrente Cannatello, affluente del fiume Fullone, a sua volta affluente del fiume Crati. È la seconda piazza per ordine di grandezza, anche qui la gente è molto numerosa[56]. La piazza è chiamata dai fagnanesi U Ponti, ovvero "Il Ponte"[57], infatti prima degli anni 80 la piazza era chiamata ufficialmente "Piazza Ponte"[57]. Anticamente il ponte era un semplice collegamento di legno, ma verso il 1600 il ponte fu ricostruito in pietra, e col tempo divenne una vera e propria piazza[57]. Nel 1890 qui vi fu aperto il primo albergo cittadino A Lucànna (ovvero "la Locanda") da Alfonso Barone[10]. Dal Ponte si può godere ampia veduta della valle circostante e del monte Pizzo, distante poche centinaia di metri in linea d'aria.
Piazzetta Ritiro
[modifica | modifica wikitesto]Situata a valle del paese, il Ritiro un tempo era raggiungibile solo a piede, ma oggi vi si può accedere grazie a una strada collegata a quella di fondovalle[58]. È una delle parti più vecchie del paese[58], anticamente in questa piazzetta si trovava il cosiddetto Convento delle Clarisse, suore di quest'ordine ritiratesi a Fagnano. Per questo motivo tutto il quartiere viene ancora oggi individuato con il nome "Ritiro delle Clarisse". È punto di ritrovo e di preghiera non solo del quartiere ma dell'intera collettività di Fagnano[58]. Inoltre durante la Sagra delle Castagne di solito vengono servite caldarroste gratuite.
Piazzetta Fiorentisi
[modifica | modifica wikitesto]La Piazzetta Fiorentisi o "Largo Jiurintìsi" è una piazzetta alla fine della "Stratimmienzu" ove trovasi una sorgente di acqua potabile. Riguardo l'etimologia del toponimo, anticamente vi abitavano alcune famiglie fiorentine emigrate a Fagnano[59].
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[60]

L'evidente picco della popolazione del comune durante gli anni venti avvenne poiché ad essa le furono annesse Malvito e Santa Caterina Albanese, che tornarono a essere autonome nel 1934.
Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]La popolazione straniera al 2023 è di 69 unità[61].
Secondo alcuni, un tempo esisteva una minoranza ebraica a Fagnano, e probabilmente vivevano presso l'attuale via Gioacchino da Fiore, che fino a poco tempo fa era chiamata "vico Usurai"[62]. Nonostante ciò non ci sono prove che confermino la suddetta teoria[63].
Lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]Il dialetto fagnanese (IPA: [ˈuːfaɲaniːsɪ̆], 'U Fagnanìsu in dialetto fagnanese[64]) appartiene, come il resto dei dialetti calabresi, al diasistema dei dialetti della Calabria. Ufficialmente fa parte dei dialetti italiani meridionali ed è molto simile agli altri dialetti della Valle dell'Esaro e della Sibaritide in generale. Poche sono le differenze tra i dialetti limitrofi della zona, con l'eccezione del dialetto guardiolo, enclave linguistica della lingua occitana, e del dialetto arbëreshe di Santa Caterina Albanese (Picilia in arbëresh).
Religione
[modifica | modifica wikitesto]La religione più diffusa è il cattolicesimo: Fagnano fa parte della diocesi di San Marco Argentano-Scalea, appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Sono anche presenti delle minoranze marocchine che praticano il sunnismo, per precisare il malikismo. Inoltre si possono trovare delle minoranze rumene che seguono la chiesa Ortodossa (di rito rumeno ovviamente).
Tradizioni e folclore
[modifica | modifica wikitesto]- Festa di San Sebastiano, Patrono del paese (20 gennaio): nasce nel 1656, quando i fagnanesi accolsero la proposta del priore del Convento don Vincenzo Caputo di renderlo santo Patrono[65]. Da allora il 20 gennaio, oltre ai festeggiamenti religiosi e laici, si teneva anche la più grande fiera dell'anno, principalmente incentrata sulla compravendita di bestiame.[66]
- Festa della Natività della Beata Vergine Maria (8 settembre): nasce nel 1854, allorché il paese pregò la Madonna affinché fermasse la peste che minacciava Fagnano, promettendole in cambio per sempre una festa a Lei dedicata proprio in questo giorno.[67]

- A "Ligrizza" (7 dicembre): La sera della vigilia della Madonna Immacolata ogni famiglia accende il proprio falò di scoppiettante ginestra, chiamata "ligrizza", e durante questo giorno si può sentire questa filastrocca:
viva a Madonna da cuntintizza,
a ligrizza, a ligrata
viva a Madonna 'Maculata.[68]»
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Istruzione
[modifica | modifica wikitesto]Scuole
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A Fagnano Castello vi è un unico asilo nido, una scuola dell'infanzia, una scuola primaria, una scuola secondaria di I grado, un liceo classico ed un istituto tecnico.
Musei
[modifica | modifica wikitesto]Museo della civiltà contadina "Vincenzo De Rose"
[modifica | modifica wikitesto]Dal 2005 è attivo il Museo della civiltà contadina "Vincenzo De Rose", primo museo di Fagnano Castello. Nato dalla collezione privata di Vincenzo De Rose, è un museo etnografico dedicato alla conservazione e alla valorizzazione della cultura contadina, boscaiola e artigiana del territorio di Fagnano Castello. Il Museo espone una ricca collezione di utensili, attrezzi, arredi e oggetti di uso quotidiano che documentano la vita rurale e i mestieri tradizionali della Valle dell'Esaro tra il XIX e il XX secolo.[69]
Geografia antropica
[modifica | modifica wikitesto]Frazioni
[modifica | modifica wikitesto]Nel territorio di Fagnano Castello sono presenti 9 frazioni (molti di questi hanno la maggior parte della propria storia legata a quella di Fagnano, eccetto per San Lauro):
- San Lauro
- San Lauro (Santulàvuru in dialetto fagnanese) è un piccolo paesino, arroccato su un’altura (550 m s.l.m.). La sua posizione offre un magnifico panorama, infatti, dalla piazza si scorge un suggestivo paesaggio che va dalla montagna del Pettoruto, alla piana di Sibari e fino alle colline di Spezzano Albanese e Mongrassano: nelle giornate nitide si intravedono due lembi del Mar Ionio.[70] Le origini di San Lauro sono legate alla storia bizantina, infatti all'inizio della lotta iconoclasta migliaia di monaci Basiliani, fuggendo dall'Oriente a causa della persecuzione che li stava affliggendo, arrivarono dal Salento nel resto del Meridione, e alcuni arrivarono in Calabria. Molti di questi portarono nei monasteri calabresi i resti e il culto di San Floro, fondando anche l'omonimo comune. Ma alcuni di questi portarono i resti e il culto del suo gemello, San Lauro.[71] San Lauro ebbe una storia simile a quella di Fagnano fino al 1622, anno in cui Fagnano cadde nelle mani dei Firrao[72]. San Lauro si "staccò" da Fagnano e fu data in affitto ad Andrea Gonzaga di Calabria Citra per 3 anni, per poi diventare territorio dei Sacchini[73]. Nel 1631 San Lauro si trova nelle mani dei Rende con a capo il barone Filippo Rende[74], che vende San Lauro nel 1644 a un certo Antonio Zaccheno[75]. Nel 1670 San Lauro viene comprata da Carlo Ardias, nobile spagnolo, Presidente della Regia Camera della Sommaria, che viene intitolato I marchese di San Lauro[76]. La famiglia Ardias ebbe controllo della frazione fino al 1749, quando Petronilla Guglielmini Ardias morì senza figli[77], e il titolo transitò al figlio Giovanni Teresino Gironda, avuto con Giovan Giuseppe Gironda[74]. I Gironda erano una famiglia di origini normanne probabilmente al servizio di Roberto il Guiscardo, diventate prominenti con l'ascesa di Carlo d'Angiò nel Meridione, che tramandarono il titolo nonostante la loro totale assenza nel territorio di San Lauro[74]. Dopo l'eversione della feudalità la storia della frazione si confonde con quella di Fagnano.
- Cafaro (Càfaru in dialetto fagnanese): È una zona agricola situata al di sotto del cimitero comunale.
- Carbonaro (Carivunàru in dialetto fagnanese): È una zona montagnosa situata lungo la Strada statale 283 delle Terme Luigiane di fronte a Policarette, nei pressi della Montagna Magna (Muntagnamàgna in dialetto fagnanese).
- Ferraro (Firràru in dialetto fagnanese): È una zona agricola situata al sud del territorio comunale.
- Mallamo: Situata lungo la Strada statale 283 delle Terme Luigiane.
- Mirabella: Situata al nord del territorio comunale.
- Policarette: È una zona agricola situata lungo la Strada statale 283 delle Terme Luigiane di fronte a Carbonaro.
- Rinacchio (Rinàcchjiu in dialetto fagnanese): È una zona agricola situata a sud del territorio comunale, è sito del Campo Sproviero e dei resti dell'antica torre (Il "castello di Fagnano"). Qui si può trovare una sorgente di acqua minerale potabile.
- Sant'Angelo (Santàngiulu in dialetto fagnanese): È una zona agricola vicino San Lauro. Una piccola parte di essa si trova lungo la Strada statale 283 delle Terme Luigiane.

Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Sindaci di Fagnano Castello (dal 1946)
[modifica | modifica wikitesto]| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1946 | 1952 | Giuseppe Lanzillotta | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1952 | 1962 | Giovanni Sirena | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1962 | 1964 | Umile Fiore | Sindaco | ||
| 1965 | 1967 | Fiore Gordano | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 1968 | 1969 | Nicola Bosa | Comm. pref. | ||
| 1969 | 1973 | Enzo Brusco | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1974 | 1979 | Giuseppe Sirena | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1979 | 1983 | Francesco Giglio | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 1983 | 1984 | Giuseppe Rogato | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1985 | 1986 | Francesco Giglio | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 1986 | 1990 | Toniella de Rose | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 1990 | 1993 | Mario Salvatore Orsomarso | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1993 | 1994 | Toniella de Rose | Partito Democratico della Sinistra | Sindaco | |
| 1994 | 2002 | Luigi Rinaldo Brusco | Lista civica | Sindaco | |
| 2002 | 2007 | Lorenzo Avolio | Lista civica | Sindaco | |
| 2007 | 2012 | Luigi Rinaldo Brusco | Lista civica | Sindaco | |
| 2012 | 2017 | Giulio Tarsitano | Lista civica "Trasparenza e Legalità" | Sindaco | |
| 2017 | 2022 | Giulio Tarsitano | Lista civica "Fagnano Positiva" | Sindaco | |
| 2022 | in carica | Raffaele Giglio | Lista civica "Fagnano Attiva e Solidale" | Sindaco | |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ www.comuni-italiani.it, Fagnano Castello: Clima e Dati Geografici.
- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Vincenzo Padula, Protogea, ovvero l'Europa preistorica, Napoli: Stabilimento tipografico di P. Androsio, 1871, p. 383.
- ↑ Gerhard Rohlfs, Dizionario toponomastico e onomastico della Calabria: prontuario filologico-geografico della Calabria, Ravenna: Longo, 1974.
- ↑ Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 138
- ↑ Gennarino Gallo, U Fagnanisu - Parole, Proverbi e Tradizione nel dialetto di Fagnano Castello, 1998, pp.65
- ↑ Gennarino Gallo, U Fagnanisu - Parole, Proverbi e Tradizione nel dialetto di Fagnano Castello, 1998, pp.33
- 1 2 Gennarino Gallo, U Fagnanisu - Parole, Proverbi e Tradizione nel dialetto di Fagnano Castello, 1998, pp.74
- ↑ http://www.meteoam.it/modules/AtlanteClim2/pdf/(337)Bonifati.pdf[collegamento interrotto] Tabelle climatiche 1971-2000 dall'Atlante Climatico 1971-2000 del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare
- 1 2 Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 23
- ↑ Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 28
- ↑ Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 24-27.
- ↑ Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 32
- 1 2 Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 30
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 21
- 1 2 Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 22
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 39
- ↑ Girolamo Marafioti, Le Croniche et antichità di Calabria, Libro IV, pag. 274
- ↑ La Lapis phrygius, nome dato da Plinio e Dioscoride ad una pietra che si diceva fosse trovata in Frigia e in Cappadocia, è, secondo D'Alembert e Diderot, trovata nel regno di Napoli con il nome di Fungifer lapis. Paul Henri Thiry d'Holbach la definisce una specie di tufo che abbia la proprietà di produrre funghi dopo quattro giorni, a condizione che sia stata ricoperta di terra e annaffiata con acqua tiepida.
- ↑ Giovanni Fiore da Cropani, "Della Calabria illustrata", Primo Tomo, Parte Seconda, Cap.I., pag. 105
- ↑ Molto probabilmente si tratta di Santa Caterina Albanese.
- ↑ Per "gypsum" si intende la calce (oppure l'argilla)
- ↑ Gabriele Barrio, "De antiquitate et situ Calabriae", pag. 100-101
- ↑ Albino Gallo, La chiesa matrice Immacolata Concezione di Fagnano Castello: storia e restauri, 2014, pp. 47
- ↑ Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 93
- ↑ Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 94
- ↑ Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 95
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 103
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp 103
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 104-105
- ↑ Giuseppe Rizzo, Antonio La Rocca, La banda di Antonio Franco, Il coscile, 2002.
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 105
- 1 2 3 Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 106
- ↑ Albino Gallo, La chiesa matrice Immacolata Concezione di Fagnano Castello: storia e restauri, 2014, pp. 57
- ↑ Albino Gallo, La chiesa matrice Immacolata Concezione di Fagnano Castello: storia e restauri, 2014, pp. 58
- ↑ Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), 1989, pp. 435.
- ↑ Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), 1989, pp. 432.
- 1 2 3 4 5 Kriegstagebuch des LXXVI. Panzerkorps, 4-8 settembre 1943.
- 1 2 3 Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, p. 20.
- ↑ Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), 1989, p. 433.
- ↑ B.L. Montgomery, Da El Alamein al fiume Sangro, 1946, p. 159.
- ↑ Gennaro Mollo, Il mio Paese, 2015, pp. 94
- ↑ Gennaro Mollo, Il mio Paese, 2015, pp. 98
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 50
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 51
- ↑ Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 59
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 38
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp 30-31.
- 1 2 3 4 Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 47
- ↑ G. Penco, op. cit., p. 206.
- ↑ Venturino Panebianco, Osservazioni sulla eparchìa monastica del Mercurion e sul Thema bizantino di Lucania, in Rivista storica calabrese, a. I, n. 1-2, gennaio/giugno 1980, pp. 189-93
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 54
- ↑ Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 82
- ↑ Gennaro Mollo, Il mio Paese, 2015, 30
- 1 2 3 Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 83
- 1 2 3 Gennaro Mollo, Il mio Paese, 2015, 31
- ↑ Gennarino Gallo, U Fagnanisu - Parole, Proverbi e Tradizione nel dialetto di Fagnano Castello, 1998, pp.84
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Dati Istat https://demo.istat.it/str2022/index.html
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 61
- ↑ Gennarino Gallo, U Fagnanisu - Parole, Proverbi e Tradizione nel dialetto di Fagnano Castello, 1998, pp.172
- ↑ Gennarino Gallo, U Fagnanisu - Parole, Proverbi e Tradizione nel dialetto di Fagnano Castello, 1998
- ↑ Gennarino Gallo, U Fagnanisu - Parole, Proverbi e Tradizione nel dialetto di Fagnano Castello, 1998, pp.150
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 122
- ↑ Tocci don Olindo Settimio, Breve storia della festa dell'otto Settembre, 1989
- ↑ Luigi Cordasco, Fagnano Castello, 1994, pp. 110-111.
- ↑ Museo della civiltà contadina, su Museo della civiltà contadina. URL consultato il 10 luglio 2026.
- ↑ comune.fagnanocastello.cs.it, https://www.comune.fagnanocastello.cs.it/index.php?action=index&p=10224.
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 82-83
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 78
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 78-79
- 1 2 3 Famiglia Gironda-Veraldi, su nobili-napoletani.it.
- ↑ Famiglia Rende, su nobili-napoletani.it.
- ↑ Gennaro Sinimarco, Pasqualino Magno, Fagnano Castello La Storia dal 989 al 2009, 2009, pp. 80
- ↑ La famiglia Ardias non fu del tutta estinta, infatti il cognome è ancora oggi presente nella comunità, anche se nei secoli ha perso una "a" e si è trasformato in "Ardis".
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.fagnanocastello.cs.it.
- Fagnano Castèllo, su sapere.it, De Agostini.

