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Moog modular

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Voce principale: Moog.
Moog modular
Il Moog 55, uno degli ultimi prodotti della serie
Informazioni generali
OrigineStati Uniti (bandiera) Stati Uniti
InvenzioneAnni sessanta
InventoreRobert Moog
ClassificazioneElettrofoni semielettronici
Uso
Musica pop e rock
Electronic dance music
Genealogia
 AntecedentiDiscendenti 
Armonium

I sintetizzatori Moog Modular furono una serie di sintetizzatori analogici modulari progettati da Robert A. Moog e prodotti dalla Moog Music (fino al 1972 R.A. Moog Co.) nel periodo dal 1963 al 1981.

Nel 1964 Robert Moog creò uno dei primi sintetizzatori a controllo modulare e lo presentò al convegno "Audio Engineering Society" di quell'anno. Egli ampliò la sua compagnia in modo tale che producesse, oltre ai theremin, anche nuovi sintetizzatori che, differentemente da quelli prodotti da Don Buchla (l'altra grande figura della storia dei primi sintetizzatori), si componevano di una tastiera di pianoforte ad occupare la parte più bassa dell'interfaccia di esecuzione. Moog stabilì anche lo standard di funzionamento per i sintetizzatori analogici, con un controllo logaritmico della tonalità basato sul rapporto volt-ottava ed un impulso separato per innescare il segnale.

Il primo sistema Moog modular fu comprato dal coreografo Alwin Nikolais. Il primo gruppo che ne fece uso fu Lothar and the Hand People, che adottarono il sistema nel 1965, seguito dai compositori Eric Siday e Chris Swansen. Il primo artista ad utilizzare un Moog modular in una registrazione fu Paul Beaver nel 1967. Un anno più tardi Wendy Carlos utilizzò un sintetizzatore auto-costruitasi come unico strumento di esecuzione nell'album Switched-On Bach, diffondendo così l'interesse verso i Moog modular. Successivamente Keith Emerson, The Monkees, Jan Hammer, Tangerine Dream, i Beatles e i Rolling Stones si "convertirono" all'utilizzo di questi sintetizzatori. Quest'improvviso successo della serie portò poi alla realizzazione nel 1970 del famoso Minimoog e dei successivi sintetizzatori Moog, che ispirati alla serie modular, vennero però costruiti con l'obiettivo di essere più portatili e maneggevoli.

In Italia il primo esemplare di Moog modular arriva all'inizio degli anni "70, e il primo gruppo musicale che lo utilizzò fu PFM, con il brano Impressioni di Settembre dell'ottobre 1971, che ebbe un notevole successo.

I Moog modular vengono considerati dagli appassionati come i sintetizzatori per eccellenza, nonostante al giorno d'oggi risulta più conveniente l'utilizzo delle tecnologie digitali, meno costose e meno bisognose di manutenzione.

Principi base

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Il sistema Moog modular consisteva in una serie di moduli di altezza fissa e larghezza multipla di una misura di riferimento, montati su un telaio. Ogni modulo eseguiva una funzione diversa; di generazione del segnale o modifica di una funzione specifica. Questi moduli offrivano un controllo ed una possibilità di creazione sonora senza precedenti, permettendo al musicista appunto di sintetizzare suoni agendo direttamente sulle proprietà degli stessi:

  • intonazione e contenuto armonico principalmente grazie alle funzioni dei moduli VCO.
  • Dinamica del suono, attraverso i VCA, pilotato da moduli ADSR, tramite LFO (oscillatore a bassa frequenza, spesso ottenuto intonando un VCO su frequenze inferiori ai 20 Hz) o altri VCA.
  • Risposta in frequenza, mediante il VCF.
  • nonché su altre caratteristiche grazie a moduli più particolari e tecniche di sintesi differenti (modulatori ad anello, sintesi FM, sintesi AM.

I moduli potevano essere collegati fra loro tramite cavi con terminazione Jack da ¼". questo tipo di conformazione a moduli indipendenti ed interfacciabili tramite cavi volanti permetteva configurazioni pressoché infinite rispetto ad un sintetizzatore "hard-Wired" . Il suono finale veniva infine eseguito tramite le superfici di controllo (tastiere simili a quelle di un pianoforte, sequencere "ribbon" controller, superfice di controllo costituita da un resistore variabile controllabile a pressione che permetteva di suonare lo strumento effettuando degli slide e quindi con una variazione di frequenza continua e non quantizzata come le tastiere "classiche".

I Moog modular offrirono ai musicisti un modo nuovo e del tutto rivoluzionario di produrre suono, quando vennero realizzati negli anni sessanta. Vennero inizialmente ideati per l'utilizzo in studio di registrazione, e non per essere usati durante dei concerti, per via delle dimensioni proibitive, e per il fatto che tendevano ad essere instabili nell'intonazione.

Il Moog 3P, fra i prodotti più famosi della serie

Un altro problema era l'incompatibilità del Moog con la tensione gate/trigger usate in altri sintetizzatori contemporanei. L'apparecchiatura Moog usava una logica chiamata "S-trig" (permaneva a +10 Volt e nel momento di innesco del trigger scattava a 0V) l'opposto di quanto comunemente usato da altri costruttori. In aggiunta a questa incompatibilità, se erano presenti molti moduli comandati da trigger essi sovraccaricavano la linea S-trig causando una caduta di tensione che veniva vista come un trigger sempre attivo generando quindi Bug e glitch. A dispetto delle problematiche sopraelencate, cifurono artisti quali: Keith Emerson degli Emerson, Lake & Palmer, Klaus Schulze, Tangerine Dream e Hideki Matsutake con la Yellow Magic Orchestra che portarono in tour sistemi modulari Moog.

Nel primo periodo di produzione di strumentazione elettronica, la R.A. Moog Co. costruiva sintetizzatori su ordinazioni che forniva ai musicisti con il numero di moduli da questi desiderato. A partire dal 1967 fino al 1972, i primi modelli di Moog modular prodotti furono il Moog 1, il Moog 2 ed il Moog 3. I successivi modelli della "serie C" (di cui il modello più famoso era il Moog 3C) erano costruiti in telai di noce, a differenza di quelli della "serie P" (fra cui figurava il Moog 3P), costruiti in road case dal 1970 con lo scopo di essere meno ingombranti. Dal 1971 al 1973 vennero costruiti il Moog 10 ed il Moog 12, anch'essi in road case, succeduti dai Moog 15, Moog 35 e Moog 55, racchiusi in telai di noce come i predecessori della serie C.

Alcuni musicisti fra i tanti che hanno usato i modulari MOOG

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  1. Dal libro di Sandro Neri:Pooh40-La grande storia, a pagina 43-44

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