Castello di Maredolce
| Palazzo della Favara | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Località | Palermo |
| Indirizzo | Vicolo del Castellaccio 23, Palermo |
| Coordinate | 38°05′32.39″N 13°23′14.93″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | X–XII secolo |
| Stile | normanno |
| Uso | sollazzo estivo |
| Realizzazione | |
| Proprietario | Ruggero II di Sicilia |
Il castello di Maredolce o palazzo della Favara di Palermo è un edificio in stile arabo-normanno, la cui architettura mostra influenze islamiche.[1][2] La struttura risale al X-XII secolo e si trovava all'interno della Fawwara (in lingua araba, 'fonte che ribolle'), il parco della Favara, nel quartiere Brancaccio. Il nome Maredolce deriva dall'arabo al-Baḥīra al-Ḥulwa (البحيرة الحلوة), che significa «lago dolce», e si riferisce al grande lago artificiale che un tempo circondava il palazzo, alimentato dalle sorgenti del Monte Grifone.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini arabe
[modifica | modifica wikitesto]Le prime notizie sull'area risalgono al IX secolo. Secondo il Codice Diplomatico di Sicilia sotto il Governo degli Arabi di Alfonso Airoldi (1759), la costruzione di un primo palazzo nell'area detta Favara (in arabo فوار, fawwār, «sorgente che ribolle»), alle falde del Monte Grifone e a poche miglia dal fiume Oreto, fu attribuita a Muḥammad ibn Khafāja, V emiro di Sicilia, figlio di Khafāja ibn Ṣafwān, IV emiro (862–869 circa), ucciso nel settembre 869 d.C. durante l'assedio di Siracusa — difesa dal generale bizantino Krisafio — da un soldato del suo stesso esercito.
Alla morte del padre, Muḥammad ibn Khafāja fu nominato nuovo emiro di Palermo da Muḥammad ibn Ḥammūda Abū l-ʿAbbās, sovrano di Costantina, Tunisi, Sicilia e Kairouan, con lettera d'investitura datata maggio 869 d.C. Il nuovo emiro ricevette l'incarico di conquistare Malta e riprendere l'assedio di Siracusa.
Stabilitosi a Palermo, Muḥammad ibn Khafāja intraprese importanti opere urbanistiche. Decise inoltre di costruire un palazzo alle falde del Monte Grifone per alleviare il dolore della madre, rimasta vedova. Ne informò il sovrano di Kairouan, il quale, nel luglio 869 d.C., gli inviò i disegni di un palazzo costruito a Kairouan tra l'850 e l'867 d.C. in riva a un lago, come modello di riferimento. Il palazzo fu completato in tempi brevi; il laghetto adiacente era destinato al divertimento della famiglia dell'emiro e all'addestramento militare dei suoi figli.
Nel X secolo, durante la fase più prospera dell'Emirato di Sicilia, il complesso apparteneva all'emiro kalbita Ja'far al-Kalbi II (Giafar).[3][4]

Età normanna e sveva
[modifica | modifica wikitesto]Il palazzo, impropriamente detto "castello", fu ricostruito e ampliato dai Normanni nel 1071[5] e divenne una delle residenze del re normanno Ruggero II, il quale, secondo il primo testo che riferisce dell'esistenza dell'edificio, il Chronicon sive Annales di Romualdo Salernitano, fece costruire un nuovo castello-palazzo per i suoi scopi. L'edificio fu in seguito modificato dagli Svevi.
Età medievale e moderna
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1328 il castello fu ceduto ai frati-cavalieri teutonici della Magione, che lo trasformarono in un ospedale. Nel 1460 la struttura fu concessa in enfiteusi alla famiglia siciliana dei Beccadelli di Bologna e nel XVII secolo divenne proprietà di Francesco Agraz, duca di Castelluccio: la trasformazione in azienda agricola era ormai completa.
Verso la fine dell'Ottocento il castello divenne proprietà di due importanti famiglie, Conti e Castellana, originarie rispettivamente di Palermo e di Vicari. La strada ove è ubicato il castello venne dedicata al proprietario di allora, il cavaliere Salvatore Conti, vicesindaco di Palermo. Oggi la medesima prende il nome di via Emiro Giafar.
Il castello di Maredolce appartenne alla famiglia Castellana sino al secondo dopoguerra. Seguì poi l'abbandono e il degrado, frutto anche delle numerose forme di abusivismo che si susseguirono nel corso dei successivi decenni.
Nel 1992 la Regione Siciliana acquisì per esproprio l'edificio[6] e nel 2007 diede avvio a lavori di restauro.[7] A dispetto dei restauri curati dalla Soprintendenza di Palermo, ancora nel 2016 alcuni locali adiacenti al castello risultavano occupati e abitati abusivamente, impedendo la corretta fruizione del bene.
Struttura
[modifica | modifica wikitesto]Il palazzo, per volere di Ruggero II, venne circondato da un lago artificiale, che lo cingeva su tre lati, ed era immerso in un grande parco, dove Ruggero II si dilettava nella caccia. Il bacino, che aveva al centro un'isola di circa due ettari di estensione, venne ottenuto grazie a una diga composta da blocchi di tufo, che interrompeva il corso della sorgente del monte Grifone. Nel XVI secolo la sorgente si prosciugò, e la peschiera divenne una fertile area agricola,[5] ancora oggi esistente.[8]
L'edificio ha pianta quadrangolare, e possiede al centro un cortile molto spazioso, dotato in origine di un portico con volte a crociera, del quale rimane solo qualche traccia. L'esterno è formato da blocchi di tufo con arcate a sesto acuto. Nel lato non bagnato dal lago artificiale si aprono quattro entrate, due delle quali portano alla grande Aula regia e alla Cappella palatina.
La struttura dell'adiacente ḥammām è dal XIX secolo inglobata in una palazzina, ed è riconoscibile con difficoltà.
Il giardino
[modifica | modifica wikitesto]Il parco intorno al palazzo e alla peschiera era un giardino caratterizzato da numerose specie arboree (in particolare agrumi ed altri alberi da frutto), corsi d'acqua ed animali esotici, secondo il modello dei giardini islamici dell'Ifriqiya e spagnoli dell'epoca, caratterizzati da frutteti e acqua. L'acqua, vitale per le piante e simbolo di purificazione e rinascita, costituiva l'elemento centrale in un giardino concepito come una riproduzione del paradiso coranico.[6]
In principio vi era un lago artificiale (da qui deriva il nome Maredolce) che nei secoli si è prosciugato. Sono ancora presenti tracce di numerosi sentieri in terra battuta sui quali i precedenti proprietari erano soliti fare lunghe passeggiate.[9]
Cappella Palatina
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo o Cappella Palatina a Maredolce è menzionata nel 1274 in un diploma contenuto nel tabulario della Cappella Palatina, oggi custodita presso la sede della "Catena" e "Gancia".
Ambiente di forma rettangolare a una sola navata, coperto da due volte a crociera, con transetto sormontato da cupola semisferica, luogo di culto dedicato ai santi Filippo e Giacomo.
Galleria d'immagini
[modifica | modifica wikitesto]- Modello
- Ingresso principale prima del restauro
- Interni dopo il restauro
- Lato posteriore
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Tommaso Fazello, Della Storia di Sicilia - Deche Due, p. 493. URL consultato il 13 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2015)., Volume uno, Palermo, Giuseppe Assenzio - Traduzione in lingua toscana, 1817.
- ↑ Castel del Monte: Inedite indagini scientifiche. Atti del primo convegno 18-19 giugno 2015, Gangemi, p. 97, ISBN 9788849280999.
- ↑ Il castello dell'emiro Jaʿfar apre le porte per un weekend, in La Repubblica, 26 marzo 2011. URL consultato il 25 giugno 2020.
- ↑ Castello di Maredolce e cappella dei Santi Filippo e Giacomo, su mondimedievali.net.
- 1 2 Palermo, su byitaly.org.
- 1 2 Il castello di Maredolce (PDF), su palermotourism.com.
- ↑ Castello Di Maredolce Una Sfida A Brancaccio - La Repubblica.It, su ricerca.repubblica.it.
- ↑ Castello Maredolce alla Favara, su ipalazzi.it (archiviato dall'url originale il 9 giugno 2009).
- ↑ G. Mattioli, Maredolce: le radici arabe della Sicilia, su turismo.it. URL consultato il 5 giugno 2018.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Alfonso Airoldi, Codice Diplomatico di Sicilia sotto il Governo degli Arabi, I, parte II, Palermo, 1759.
- Benjamin de Tudela, Libro de viajes, 1160–1173, p. 116.
- Salvatore Morso, Descrizione di Palermo Antico, Palermo, 1827, p. 158.
- Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, II, Firenze, Felice Lemonnier, 1858.
- Antonio Mongitore, Della Sicilia Ricercata nelle cose più memorabili, II, Palermo, Stamperia Francesco Valenza, 1743, pp. 195–238.
- Demetrio Salazaro, Studi sui monumenti medievali della Sicilia, 1887, pp. 27–29.
- Henry Gally Knight, The Normans in Sicily, London, John Murray, 1838, pp. 305–308.
- Philibert-Joseph Girault de Prangey, Essai sur l'architecture des Arabes et des Mores en Espagne, en Sicile et en Barbarie, Paris, 1841, p. 92.
- Vittorio Noto, Architetture Medievali normanne e siculo normanne, Palermo, Vittorietti, 2012.
- Vittorio Noto, Palazzi e giardini dei re normanni di Sicilia, Palermo, Kalos, 2017.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su turismo.comune.palermo.it.
Gaspare Mannoia, Il castello di Maredolce, 1º novembre 2015.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 247874861 |
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