Leonardo Mosso

Leonardo Mosso (Torino, 1926 – 14 dicembre 2020[1]) è stato un architetto e artista italiano.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Figlio dell'architetto Nicola Mosso, Leonardo nacque nel 1926 a Torino da una famiglia di origini biellesi e, nel capoluogo piemontese, si laureò in architettura nel 1951, iniziando la propria attività professionale al fianco del padre.[1][2]
Successivamente, ispirato dalla lettura di Spazio, tempo e architettura di Sigfried Giedion, si trasferì in Finlandia con l'obiettivo di diventare collaboratore di Alvar Aalto. Mosso trascorse un periodo come studente straniero al Politecnico di Helsinki per poi venire assunto, anche grazie a una lettera di presentazione di Ernesto Nathan Rogers, come tirocinante nello studio di Aalto, dove lavorò stabilmente fino al 1959 per poi, a partire dal 1964, iniziare una collaborazione alla pari per i progetti dell'architetto finlandese in Italia, collaborazione che proseguì fino alla morte di Aalto, avvenuta nel 1976.[3]
Nonostante la collaborazione con Aalto, Mosso non abbandonò lo studio del padre Nicola, con il quale progettò nel 1957, con l'ingegnere Livio Norzi, la chiesa del Gesù Redentore a Torino;[4] successivamente, alla fine degli anni Cinquanta, collaborò con l'ingegnere Gustavo Colonnetti - che ne era anche committente - al progetto della Biblioteca Benedetto Croce di Pollone. Risale al 1962 la Cappella per la Messa dell'artista, opera basata su una struttura seriale e trasformabile che rappresentò uno dei primi risultati della ricerca dell'architetto sulla progettazione strutturale che sarebbe stata ulteriormente sviluppata da Mosso negli anni successivi.[5]
Parallelamente all'attività professionale Mosso svolse anche attività didattica presso il Politecnico di Torino, prima nel corso di Plastica ornamentale e successivamente in quelli di Architettura sociale e Composizione architettonica, ruolo che mantenne fino all'anno accademico 1986-1987, quando diede le sue dimissioni dall'università. Le dimissioni non furono però la fine dell'attività didattica dell'architetto, che continuò a insegnare soprattutto all'estero, tra Berlino, Rotterdam e Karlsruhe.[6]
L'attività didattica procedette parallelamente alla ricerca sulla teoria della progettazione,[7] con Mosso che concentrò le proprie attenzioni sullo studio delle relazioni tra gli elementi costruttivi e i giunti, arrivando a sperimentare strutture basate su elementi rigidi o flessibili con giunzioni meccaniche, elastiche o mobili. Queste ricerche furono caratterizzate da un continuo rapporto tra elaborazione teorica e sperimentazione pratica[8] e si svilupparono anche nell'ambito della progettazione automatica e della programmazione territoriale,[9] con i modelli sviluppati da Mosso che progressivamente presero una propria autonomia, finendo per essere presentati come installazioni artistiche e opere d'arte.[10]

Nel 1969 Mosso, su scelta di Umbro Apollonio, fu tra i rappresentanti per l'Italia, insieme a Getulio Alviani e Gianni Colombo, alla prima Biennale di arte costruttiva di Norimberga.[11]
Accanto alle attività professionali, di ricerca e artistiche, Mosso fu anche tra i promotori della vita culturale torinese: nel 1953 fu tra i fondatori dell'Associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino[12] e nel 1979 fondò a Pino Torinese l'Istituto Alvar Aalto, che successivamente, affiancato dal MAAAD, divenne il Museo dell'Architettura, Arti Applicate e Design.[13]
Mosso partecipò inoltre alla progettazione del Museo della Resistenza all'interno del Museo nazionale del Risorgimento italiano a Palazzo Carignano.[4] Nell'allestimento venne utilizzato il sistema modulare da lui brevettato con il nome di Mosstrut e nella sala del Parlamento subalpino fu collocata anche la Nuvola Rossa, una struttura sospesa di circa 400 metri quadrati costituita da listelli lignei dipinti di rosso collegati mediante giunti elastici in neoprene.[3]
A partire dalla fine degli anni Settanta le sue sperimentazioni vennero presentate in diverse mostre in Italia e all'estero,[14] con una selezione delle sue opere che entrò inoltre nelle collezioni del Centre Pompidou di Parigi, dove venne esposta in uno spazio dedicato.[3]
Nel 2017 Mosso venne nominato socio onorario della Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino[15] e fu anche socio onorario dell'Associazione per il Disegno Industriale.[2]
Mosso morì il 14 dicembre 2020 all'età di 94 anni;[1] dopo la sua morte, nel 2023, gli eredi donarono ai Musei Reali di Torino una parte della Nuvola Rossa, che venne riallestita nella Manica Nuova di Palazzo Reale.[13]
Opere
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A seguire un elenco non esaustivo delle opere di Leonardo Mosso:[4][5][3][13][16]
- Chiesa del Gesù Redentore, Torino (1957, con Nicola Mosso e Livio Norzi)
- Biblioteca Benedetto Croce, Pollone (1959)
- Edifici per i servizi di Italia '61, Torino
- Cappella per la Messa dell'artista, Torino
- Allestimento del Museo della Resistenza, Palazzo Carignano, Torino
- Nuvola Rossa, Palazzo Carignano, Torino
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 Addio a Leonardo Mosso, artista dell'architettura, in la Repubblica, 15 dicembre 2020. URL consultato il 19 agosto 2026 (archiviato dall'url originale il 30 luglio 2025).
- 1 2 Leonardo Mosso, su adi-design.org. URL consultato il 19 agosto 2026 (archiviato dall'url originale il 19 agosto 2026).
- 1 2 3 4 Anna Rita Bertorello, Leonardo Mosso: la mia vita tra Aalto, l'arte e le sperimentazioni sui giunti, in Il Giornale dell'Architettura, 22 ottobre 2018. URL consultato il 19 agosto 2026 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2026).
- 1 2 3 Gianfranco Cavaglià, Sulle tracce di Leonardo Mosso, a 100 anni dalla nascita, in Il Giornale dell'Architettura, 1º aprile 2026. URL consultato il 19 agosto 2026 (archiviato dall'url originale il 19 aprile 2026).
- 1 2 Gianfranco Cavaglià, Leonardo Mosso (1926-2020), in Il Giornale dell'Architettura, 16 dicembre 2020. URL consultato il 19 agosto 2026 (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2026).
- ↑ Cavaglià, p. 79.
- ↑ Cavaglià, pp. 75-76.
- ↑ Cavaglià, pp. 75-77.
- ↑ Cavaglià, p. 76.
- ↑ Cavaglià, pp. 77-78.
- ↑ Cavaglià, p. 79.
- ↑ Cavaglià, p. 73.
- 1 2 3 Leonardo Mosso, Nuvola Rossa (1975). Una donazione per i Musei Reali di Torino, su Musei Reali Torino. URL consultato il 19 agosto 2026.
- ↑ Cavaglià, p. 78.
- ↑ Cavaglià, pp. 73-74.
- ↑ Cavaglià, p. 75.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Gianfranco Cavaglià, Leonardo Mosso (PDF), in Atti e Rassegna Tecnica della Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, LXXII, n. 2, settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2025).
Altri progetti
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