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Irnina

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Irnina (in sumero 𒀭𒅕𒉌𒈾, dIr-ni-na[1]), o Irnini,[2] è la dea mesopotamica personificazione della vittoria. Il suo nome poteva anche essere usato come epiteto per altre divinità.

Nome e caratterizzazione

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Il teonimo Irnina solitamente veniva scritto in cuneiforme come dIr-ni-na o dIr-ni-ni.[1] Un'ulteriore grafia logografica conservata parzialmente nella lista di divinità An = Anum utilizza il segno muš (𒈲).[3] Può essere tradotto come "vittoria" e la dea può essere interpretata come personificazione, come la romana Vittoria.[4] Jeremiah Peterson ha affermato che la dea è associata all'Inferno.[1] Margaret Jacques ha suggerito di paragonarla a Irḫan.[5] Ha evidenziato che la prima appare in sequenza con Kumulmul e Ušaḫara, i coniugi di Šara, in An = Anum, mentre il secondo nelle litanie zi-pad.[6]

Come epiteto di altre divinità

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La dea Irnina è separata dal titolo usato per riferire l'aspetto guerriero di Inanna.[2] Margaret Jaques ha sostenuto che, inizialmente, il nome veniva usato solo per la dea, ma poi è stato utilizzato anche come epiteto di Inanna, possibilmente a causa della personalità pericolosa e imprevedibile che le due condividono.[6] Anche nell'Inno di Agušaya Irnina è usato come epiteto.[2] L'Inno per la città di Arbela identifica Ištar di Arbela con Irnina.[7] Il nome poteva essere usato anche come titolo di Nanaya[8] e Damkina.[9] Inoltre, un inno sincretico a Marduk include Irnina tra i nomi assegnati.[10]

Irnina è attestata soprattutto nei testi letterari che trattano campagne dei re dell'Impero di Akkad, specialmente Sargon e Narām-Sîn.[4] Nell'Epopea di Naram-Sin, che racconta del confronto tra il suddetto e il re di Apišal,[11] Irnina è una delle divinità che lo assiste.[12]

Una iscrizione del re assiro Assur-resh-ishi I, che tratta del ricostruzione del tempio di Ištar di Ninive,[13] elenca Irnina tra le divinità favorite del re, assieme a Enlil, Assur, Anu ed Ea.[14]

Nella lista di divinità An = Anum, Irnina si trova nella corte di Ningishzida (tavoletta V, righe 260–261).[5] Il motivo è sconosciuto.[3] Frans Wiggerman ha suggerito che l'associazione rifletta l'abilità di Ningishzida di garantire la vittoria, che vede come una delle caratteristiche della sua personalità di "dio affidabile".[15] Inoltre ha supposto che Irnina potesse essere considerata un'ipostasi del suo aspetto bellico.[3] Irnina appare anche nella lista di divinità di Weidner, dove è elencata dopo Ereškigal, Allatu e Irkalla, ma prima di Dannina, suggerendo la sua connessione con gli inferi.[5] Irnina o Irkalla potrebbe essere presente nella lista di divinità frammentaria e non-standard di Nippur, risalente all'età paleo-babilonese, ma la ricostruzione del nome non è certa:[1] solo il dingir e il primo cuneiforme sono stati preservati.[16]

Nella cosiddetta edizione "babilonese standard" dell'Epopea di Gilgameš, Ninsun afferma che è consapevole che suo figlio Gilgameš è destinato a essere associato a divinità come Irnina e Ningishzida, nel mentre che prega Šamaš di aiutarlo.[17] Questo passaggio rifletto la rappresentazione di Irnina come dea degli inferi.[2] Successivamente la foresta di cedri in cui l'eroe ed Enkidu si avventurano è descritta come proprietà di "Irnini", ma, secondo Andrew R. George, in questo contesto potrebbe essere utilizzato come nome generico per le divinità e non di una specifica,[2] come avviene parallelamente a īli (lett. "dei").[18]

  1. 1 2 3 4 Peterson 2009, p. 96.
  2. 1 2 3 4 5 George 2003, p. 815.
  3. 1 2 3 Wiggermann 1998, p. 369.
  4. 1 2 Westenholz 1997, p. 78.
  5. 1 2 3 Jaques 2004, p. 220.
  6. 1 2 Jaques 2004, pp. 220–221.
  7. (EN) Spencer L. Allen, The Splintered Divine: A Study of Istar, Baal, and Yahweh: Divine Names and Divine Multiplicity in the Ancient Near East, De Gruyter, 2015, p. 174, ISBN 978-1-61451-236-3.
  8. (EN) Michael P. Streck e Nathan Wasserman, More Light on Nanāya, in Zeitschrift für Assyriologie und vorderasiatische Archäologie, vol. 102, n. 2, De Gruyter, 2013, p. 184, DOI:10.1515/za-2012-0010, ISSN 1613-1150 (WC · ACNP).
  9. (EN) Frans A. M. Wiggermann, Transtigridian Snake Gods, in Sumerian Gods and their Representations, STYX Publications, 1997, p. 42, ISBN 978-90-56-93005-9. URL consultato il 10 marzo 2026.
  10. (EN) Julia M. Asher-Greve e Joan G. Westenholz, Goddesses in Context: On Divine Powers, Roles, Relationships and Gender in Mesopotamian Textual and Visual Sources (PDF), Academic Press Fribourg, 2013, pp. 113–114, ISBN 978-3-7278-1738-0. URL consultato il 10 marzo 2026.
  11. Westenholz 1997, p. 173.
  12. Westenholz 1997, p. 174.
  13. Grayson 1987, p. 309.
  14. Grayson 1987, p. 310.
  15. Wiggermann 1998, p. 371.
  16. Peterson 2009, p. 94.
  17. George 2003, p. 581.
  18. George 2003, p. 822.