Georg Weiner
| Georg Weiner | |
|---|---|
| Nascita | Dresda, 22 agosto 1895 |
| Morte | Gottinga, 24 gennaio 1957 |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | |
| Arma | |
| Anni di servizio | 1914-1945 |
| Grado | Generalmajor |
| Guerre | Prima guerra mondiale Seconda guerra mondiale |
| Comandante di | Jagdstaffel 3 Jagdgeschwader 137 |
| Decorazioni | vedi qui |
| dati tratti da Above the Lines: The Aces and Fighter Units of the German Air Service, Naval Air Service and Flanders Marine Corps, 1914–1918[1] | |
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Georg Weiner (Dresda, 22 agosto 1895 – Gottinga, 24 gennaio 1957) è stato un generale e aviatore tedesco. Asso dell'aviazione durante la prima guerra mondiale (9 vittorie), insignito di entrambe le classi della Croce di Ferro e della Croce di Cavaliere di II classe con spade dell'Ordine di Alberto.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Nacque a Dresda il 22 agosto 1895.[2] Si arruolò nell'esercito imperiale il 22 agosto 1914, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale.[2] Inizialmente prestò servizio nella fanteria e fu promosso tenente il 25 giugno 1915.[2] Dopo aver completato con successo l'addestramento di pilota presso la scuola di volo militare di Halberstadt nel marzo 1916, prestò servizio in diverse unità di rimpiazzo prima di essere trasferito alla Jagdstaffel 20 sotto il primo tenente Fritz Heising il 21 novembre 1916.[1][2][3]
Abbatté il suo primo aereo, un Nieuport, il 23 marzo 1917 su Vendeuil.[1] Mentre prestava servizio nella Jagdstaffel 20, fu gravemente ferito il 24 giugno 1917 e si riprese a Bruges, dopodiché prestò nuovamente servizio in diverse unità di rimpiazzo.[1] Assegnato alla Kest 3, abbatté il suo secondo aereo, uno SPAD, il 6 marzo 1918 su Eschen, e un altro SPAD a sud-ovest di Armaucourt il 18 maggio.[1][4] Il 1 giugno distrusse un biposto De Havilland DH.4 (matricola A7482) su Antullen.[1]
Il 4 settembre 1918 divenne comandante della Jagdstaffel 3, equipaggiata con i Fokker D.VII, con il compito di contrastare gli attacchi portati dalla Indipendent Air Force sulla Germania.[1][5] Il 7 settembre distrusse due Airco DH.9, il primo su Dassberg e il secondo su Burscheid.[1] Il 16 settembre 1918 abbatté un DH.4 (matricola F5712) su Alteckendorf, e il giorno dopo un Breguet Bre 14 su Falkenberg.[1]
Il DH.4 abbattuto il 16 settembre era pilotato dal tenente William E. Johns, che fu catturato.[2] Johns in seguito divenne famoso come autore di libri per bambini, ed e ricordato soprattutto per la creazione di "Biggles", l'eroe immaginario della prima guerra mondiale.[1] Colse la sua nona, e ultima vittoria, il 5 ottobre quando distrusse un DH.9 su Heimbach.[1] Dopo la firma dell'armistizio di Compiègne, e il termine della Grande Guerra, fu incaricato della smobilitazione della Jagdstaffel 5.[2]
Successivamente prestò servizio nello Artillerie-Flieger-Staffel a Großenhain e fu trasferito alla Reichswehr, dove inizialmente prestò servizio nel 4° Battaglione automobilistico di trasporto (Kraftfahr-Abteilung 4).[2] Il 1° aprile 1925 fu promosso a oberleutnant e negli anni successivi studiò tecnologia degli armamenti all'Università tecnica di Dresda.[2] Fu poi promosso capitano e comandante di compagnia nel 2° Battaglione automobilistico di trasporto (prussiano) il 1° febbraio 1930.[2]
Il 21 marzo 1932 gli fu conferito il titolo di ingegnere laureato.[2] Dopo la presa del potere da parte del nazionalsocialisti, il 1 aprile 1935 fu trasferito in servizio nella neonata Luftwaffe con il grado di maggiore.[2] Inizialmente prestò servizio come comandante di batteria nel Battaglione artiglieria contraerea Lubeck a Neustrelitz.[2] Il 15 marzo 1936 divenne capo dei collaudi militari presso il centro di collaudo della Luftwaffe a Rechlin e il 1° dicembre dello stesso anno fu trasferito allo stato maggiore del I. Gruppe dello Jagdgeschwader 137 a Bernburg.[2] Dopo diversi mesi di servizio, fu promosso tenente colonnello il 1° marzo 1937 e nominato comandante di gruppo del I. Gruppe dello JG 137.[2] Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, il 1° giugno 1939, fu promosso colonnello e nominato comandante del 71° Reggimento di addestramento aereo (Flieger-Ausbildungs-Regiment 71).[2]
Con lo scoppio della guerra, il 27 maggio 1940 fu nominato comandante dell'aeroporto di Jesau-Insterburg.[2] In seguito, prestò servizio come Luftgau-Kolonnenführer del distretto aereo per l'Olanda nel 1941, come Luftgau-Kolonnenführer del distretto aereo per l'Italia e il Nord Africa nel 1942 e nello stato maggiore del Comando del XII Distretto aereo nel 1943.[2] Il 5 giugno 1943 fu chiamato al Reichsluftfahrtministerium, dove aveva prestato servizio come capo del personale in trasferta nell'Ufficio del personale dell'Aeronautica Militare dal luglio di quell'anno.[2] Fu promosso a maggiore generale il 1° ottobre dello stesso anno.[2] Il 1 aprile 1944 fu trasferito nella riserva dell'Oberkommando der Luftwaffe.[2] Dopo essere stato congedato dal servizio attivo il 28 febbraio 1945, a causa di problemi di salute, fu fatto prigioniero di guerra dai sovietici il 5 ottobre 1945.[2] Rilasciato dalla prigionia il 26 settembre 1949, si spense a Gottinga il 24 gennaio 1957.[2]
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Norman Franks, Greg VanWyngarden e Tony Holmes, Fokker D VII Aces of World War 2, Botley, Osprey Publishing Company, 2004, ISBN 1-84176-729-8.
- (EN) Norman Franks, Frank W. Bailey e Russell Guest, Above the Lines: The Aces and Fighter Units of the German Air Service, Naval Air Service and Flanders Marine Corps, 1914–1918, London, Grub Street, 1993, ISBN 978-0-948817-73-1.
- (EN) Neal W. O'Connor, Aviation Awards of Imperial Germany in World War I: The aviation awards of the Kingdom of Saxony, Foundation for Aviation WW I, 19088.
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (DE) Henry L. deZeng e Douglas G Stankey, Career Summaries - Luftwaffe Officers 1935-1945 Section S - Z (PDF), su Career Summaries Luftwaffe Officers. URL consultato il 16 gennaio 2026.
- (DE) Jagdgeschwader JG 137, su Lexikon der Wehrmacht. URL consultato il 16 gennaio 2026.
- (DE) Georg Weiner, su The Aerodrome. URL consultato il 16 gennaio 2026.
- (EN) Georg Weiner, su Oocities. URL consultato il 16 gennaio 2026.
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