Catalogus baronum
| Catalogo dei Baroni | |
|---|---|
| Titolo originale | Catalogus baronum |
| Autore | Ruggero II di Sicilia |
| 1ª ed. originale | 1152 |
| Genere | lista |
| Lingua originale | latino |
Il Catalogus baronum (Catalogo dei Baroni) è il nome moderno dato a una compilazione angioina di registri amministrativi e militari relativi ai feudatari del Regno di Sicilia e ai servizi dovuti alla Corona. La redazione conservata fu realizzata nel 1322, ma incorpora materiali anteriori del XII e XIII secolo.[1][2] Spesso interpretato soprattutto come un registro feudale o militare, il Catalogus costituisce anche una fonte fondamentale per lo studio della signoria, dell'organizzazione comitale, dell'agenzia aristocratica e dell'amministrazione regia nelle province continentali del regno.[3][4] Il documento registra il servizio militare dovuto al re, ma permette anche di ricostruire le gerarchie aristocratiche e alcune forme concrete di controllo esercitate dalla monarchia sullo spazio peninsulare.[5]
Il manoscritto angioino andò distrutto nel 1943, insieme a gran parte della documentazione dell'Archivio di Stato di Napoli, ma il suo contenuto è noto grazie a fotografie e a edizioni anteriori.[1] La raccolta conservata derivava a sua volta da una più antica «copia sveva», oggi perduta, che trasmetteva materiali normanni e svevi.[2]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il nucleo più antico del Catalogus fu prodotto sotto Ruggero II tra il 1150 e il 1152, e fu successivamente rielaborato negli anni 1167-1168 sotto Guglielmo II.[6] Una seconda sezione fu composta intorno al 1175, mentre una terza appartiene al periodo svevo, circa 1239-1240.[1]
La tradizione storiografica più antica ha spesso collegato il Catalogus alle Assise di Ariano, come se il documento fosse la diretta e lineare espressione di un sistema monarchico e feudale già pienamente definito. Una lettura più prudente mostra invece un processo meno compatto e meno uniforme: il Catalogus documenta un tentativo progressivo di rendere leggibili, calcolabili e governabili rapporti aristocratici, militari e territoriali ancora in larga misura negoziati.[4]
Nel corso della rivolta del 1161 contro Guglielmo I, parte della documentazione amministrativa del regno fu distrutta; la ricostruzione successiva del materiale spiega anche il carattere composito e non sempre omogeneo della tradizione testuale.[6][2]
La Duana baronum
[modifica | modifica wikitesto]La Duana baronum fu l'ufficio regio incaricato del controllo dei rapporti feudali e delle prestazioni dovute dai signori del regno. La storiografia ha collegato il suo funzionamento a modelli amministrativi di ascendenza araba, in particolare alla dîwān al-majlis, già impiegata in Sicilia per il controllo dei trasferimenti fondiari.[7] L'ufficio costituì uno degli strumenti con cui la monarchia normanna cercò di superare la conoscenza frammentaria delle risorse signorili e di organizzare con maggiore precisione il servizio militare e la disponibilità dei feudi.[4]
La Duana baronum non va però intesa come semplice segno di una centralizzazione compiuta e indiscussa. Piuttosto, il Catalogus mostra come il potere regio si costruisse attraverso registrazione, quantificazione e controllo di rapporti aristocratici molto differenziati, non attraverso la soppressione immediata delle autonomie signorili.[4] In questa prospettiva, il documento illumina anche il ruolo di strutture parallele di coordinamento militare, come quella dei comestabuli regi, soprattutto nelle aree continentali del regno.[5]
Contenuto
[modifica | modifica wikitesto]Il Catalogus baronum è il nome collettivo, non originale ma d'uso moderno, di tre testi conservati nei registri angioini (n. 242, anno 1322, pp. 13-63), relativi in particolare al principato di Capua e al ducato di Puglia.
La parte principale è costituita dal Quaternus magne expeditionis (nn. 1-1262), iniziato sotto Ruggero II negli anni 1150-1152 e riveduto tra il 1167 e il 1168.[1][6] La seconda parte (nn. 1263-1372) è un altro registro normanno, redatto intorno al 1175, che riguarda i cavalieri di Aquino, Arce e Sora. La terza parte appartiene al periodo svevo (circa 1239-1240) e registra i feudatari secolari ed ecclesiastici della Capitanata. Il testo presente nel registro angioino dipende da una copia sveva.[1]
Il documento elenca i feudatari, i loro possessi, la loro collocazione territoriale e l'entità del servizio militare dovuto, espresso in milites e, spesso, nel rendimento complessivo cum augmento.[1] In questo senso, esso è una fonte preziosa non solo per la storia militare, ma anche per la geografia politica, la topografia signorile e la ricostruzione delle strutture aristocratiche del Mezzogiorno normanno.[3]
Il Quaternus magne expeditionis
[modifica | modifica wikitesto]Il Quaternus rappresenta il nucleo originario del Catalogus. Secondo James Hill, esso va letto in rapporto alle esigenze di reclutamento e di amministrazione degli eserciti del regno normanno, non come una semplice lista statica di feudi.[6] La sua redazione si colloca in un contesto di preparazione militare segnato anche dalla minaccia bizantina e dalle esigenze di mobilitazione regia.[6]
Una lettura più ampia, tuttavia, mostra che il Quaternus non registrava soltanto il potenziale militare disponibile, ma contribuiva a rendere territorialmente visibile e politicamente governabile una nobiltà i cui obblighi restavano in parte negoziati, variabili e dipendenti dai rapporti con la Corona.[4] In questa prospettiva, le expeditiones non rinviano solo a una risposta occasionale a una minaccia esterna, ma a una forma di organizzazione militare contingente costruita sopra un'aristocrazia contrattata e gerarchizzata, affiancata da meccanismi regi di coordinamento quali i comestabuli.[5]
Interpretazione storiografica
[modifica | modifica wikitesto]Gli studi recenti hanno profondamente rinnovato l'interpretazione del Catalogus baronum. James Hill ne ha sottolineato il valore per la comprensione del reclutamento e dell'amministrazione militare nel regno normanno.[6] Hervin Fernández-Aceves ha però spinto oltre questa rilettura, mostrando che il Catalogus non va ridotto né a una mera lista di prestazioni militari né all'illustrazione di un sistema feudale già dato.[4]
In particolare, Fernández-Aceves ha mostrato che il documento consente di seguire processi di riorganizzazione comitale dopo la creazione del regno, di osservare la capacità d'azione dell'aristocrazia e di ricostruire modalità concrete di amministrazione regia nelle province continentali.[4] In questo quadro, la documentazione del Catalogus permette anche di vedere come alcune signorie furono soppresse, ridotte o riassegnate e come ufficiali regi, tra cui i comestabuli, partecipassero al coordinamento del controllo militare sul territorio.[5]
Feudalesimo e amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]La nozione di feudalesimo è stata a lungo utilizzata come cornice generale per interpretare il Catalogus, ma il suo impiego tende spesso ad appiattire la specificità del documento. Il testo non è semplicemente il riflesso trasparente di un ordine feudale già compiuto e coerente; è piuttosto un documento composito che registra rapporti di potere diseguali, territorialmente differenziati e politicamente negoziati.[8][4]
Le irregolarità terminologiche, gli errori di trascrizione e di calcolo e l'eterogeneità del materiale conservato non costituiscono soltanto limiti materiali del manoscritto, ma ricordano anche che il Catalogus non può essere letto senza cautela come la prova lineare di un sistema feudale unitario.[6][2] Le Assise di Ariano, spesso invocate come momento fondativo di una piena sistemazione normanna dei rapporti feudali, non devono perciò essere assunte come chiave esaustiva del documento. Il Catalogus suggerisce invece un processo progressivo e incompleto, nel quale la Corona tentò di incanalare e riordinare rapporti aristocratici preesistenti in funzione di esigenze militari e amministrative.[4]
In questo senso, il Catalogus baronum non è solo una fonte per il servizio militare, ma un documento chiave per comprendere la territorializzazione del potere regio, i margini di azione dell'aristocrazia e la costruzione concreta del governo nel Mezzogiorno normanno.[3]
Edizioni
[modifica | modifica wikitesto]- Carlo Borrello, Catalogvs Baronum Neapolitano in Regno versantium, in Vindex Neapolitanæ nobilitatis, Napoli, 1653.
- Carmine Firmiani, [https://archive.org/stream/bub_gb_1alejnza7mIC#page/n51/mode/2up Catalogus Baronum regni neopolitani sub Gulielmo II rege conditus pro expeditione ad Terram Sanctam suscepienda, in Commentariolus de subfeudis ex iure langobardico et neapolitano, Napoli, 1787, pp. 49-326.
- Giuseppe Del Re, Catalogus baronum, in Cronisti e scrittori sincroni della dominazione normanna nel Regno di Puglia e Sicilia, vol. 1, Napoli, Stamperia dell'Iride, 1845.
- Evelyn Jamison, Catalogus Baronum, in Fonti per la storia d'Italia, Roma, 1972.
- Errico Cuozzo, Catalogus baronum. Commentario Archiviato il 9 novembre 2020 in Internet Archive., in Fonti per la storia d'Italia, Roma, 1984.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 Evelyn Jamison, Catalogus Baronum, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1972.
- 1 2 3 4 N. J. C. Smith, Servicium Debitum and Scutage in Twelfth-Century England with Comparisons to the Regno of Southern Italy, tesi di dottorato, Durham University, 2010.
- 1 2 3 Hervin Fernández-Aceves, County and Nobility in Norman Italy: Aristocratic Agency in the Kingdom of Sicily, 1130-1189, Londra, Bloomsbury Academic, 2020.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Hervin Fernández-Aceves, County and Nobility in Norman Italy: Aristocratic Agency in the Kingdom of Sicily, 1130-1189, Londra, Bloomsbury Academic, 2020, pp. 28-29, 34-35, 52-53.
- 1 2 3 4 Hervin Fernández-Aceves, «Royal comestabuli and Military Control in the Sicilian Kingdom: A Prosopographical Contribution to the Study of Italo-Norman Aristocracy», in Medieval Prosopography, 34, 2019, pp. 1-40.
- 1 2 3 4 5 6 7 James Hill, «The Catalogus Baronum and the Recruitment and Administration of the Armies of the Norman Kingdom of Sicily: A Re-Examination», in Historical Research, 86/231, 2013, pp. 1-14.
- ↑ Il nome duana deriva dall'arabo dīwān, e a sua volta ha dato origine al termine italiano dogana.
- ↑ Gérard Giordanengo, «Capitolo I. Le feudalità italiane», in Le féodalités, Parigi, Presses Universitaires de France, 1998, pp. 211-262.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Bartolomeo Capasso, Sul catalogo dei feudi e dei feudatari delle provincie napoletane sotto la dominazione normanna, in Atti dell'Accademia di Archeologia, Letteratura e Belle Arti, vol. 4, 1868.
- Errico Cuozzo, L'antroponimia aristocratica nel Regnum Siciliae. L'esempio dell'Abruzzo nel Catalogus baronum (1150-1168), in Mélanges de l'École française de Rome. Moyen Âge, vol. 106, n. 2, 1994, pp. 653-665.
- Hervin Fernández-Aceves, Royal comestabuli and Military Control in the Sicilian Kingdom: A Prosopographical Contribution to the Study of Italo-Norman Aristocracy, in Medieval Prosopography, 34, 2019, pp. 1-40.
- Hervin Fernández-Aceves, County and Nobility in Norman Italy: Aristocratic Agency in the Kingdom of Sicily, 1130-1189, Londra, Bloomsbury Academic, 2020.
- Evelyn Jamison, Additional work on the Catalogus baronum, in Bullettino dell'Istituto Storico Italiano, vol. 83, 1971.
- Horst Enzensberger, Catalogus baronum, in Lexikon des Mittelalters, vol. 2, 1983.
- James Hill, The Catalogus Baronum and the Recruitment and Administration of the Armies of the Norman Kingdom of Sicily: A Re-Examination, in Historical Research, 86/231, 2013, pp. 1-14.
- Ignazio Poma, Sulla data della composizione originaria del Catalogus baronum, in Archivio Storico Siciliano, vol. 47, 1926.
- John Julius Norwich, The Kingdom in the Sun 1130-1194, Londra, Longman, 1970.
- John Julius Norwich, The Normans in the South 1016-1130, Londra, Longman, 1967.
- N. J. C. Smith, Servicium Debitum and Scutage in Twelfth-Century England with Comparisons to the Regno of Southern Italy, tesi di dottorato, Durham University, 2010.